Don Peppe Diana, «luce nelle tenebre di una violenza che è solo vigliacca»

La lettera del cardinale presidente Cei Zuppi al vescovo di Aversa Spinillo, nel 30° anniversario della morte del sacerdote, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994

«Era davvero un custode, come san Giuseppe di cui portava il nome, e per spregio proprio nel giorno della sua memoria è stato ucciso». Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi ricorda con queste parole don Peppino Diana, nel 30° anniversario del suo assassinio per mano della camorra, il 19 marzo 1994. Lo fa in una lettera indirizzata al vescovo di Aversa Angelo Spinillo, esprimendo la sua «vicinanza» alla celebrazione commemorativa.

«Un uomo di Dio, un testimone semplice e coraggioso, appassionato del suo Signore e per questo senza compromessi con chi offende l’umanità e Dio – è ancora il ritratto “disegnato” dal porporato -. La sua testimonianza, chiara e senza nessuna ambiguità, è luce nelle tenebre di una violenza che è solo vigliacca, che arma le mani e i cuori e che cresce sempre nell’indifferenza. Ricordare Don Peppino ci aiuta a capire che non si può servire Dio e mammona. E di questo ringrazio voi che avete conservato la sua memoria».

Per il presidente dei vescovi italiani, «don Peppino è una luce di speranza. Il suo sacrificio è il seme caduto a terra per la viltà di un assassino e del sistema di morte che si portava dentro e lo accecava. Il seme continua a dare frutto: l’amore per i poveri, l’attenzione ai fragili, la giustizia nei comportamenti, l’onesta che non accetta opportunismi, rendere il mondo migliore di come lo abbiamo trovato, come ricorda la legge Scout che ha amato».

Nelle parole di Zuppi, la gratitudine a monsignor Spinillo «per la memoria. Sentite tu e tutta la tua Chiesa – che ricordo con tanto affetto per la mia visita e che porto nel cuore – la vicinanza della Chiesa italiana, madre fiera di un figlio che ha amato Gesù e il prossimo più delle sue paure e convenienze. E per questo non resta solo e ci fa sentire meno soli, perché niente ci può separare dall’amore di Cristo. Il male uccide il corpo ma non l’amore. Un abbraccio e un impegno di pace», è il commiato.

19 marzo 2024