Don Pino Puglisi, una vita contro l’indifferenza

A San Frumenzio incontro sul sacerdote siciliano ucciso dalla mafia il giorno del 56° compleanno. «Insegnava ai ragazzi la libertà di Cristo»

A San Frumenzio un incontro dedicato al sacerdote siciliano ucciso dalla mafia il giorno del suo 56° compleanno. «Insegnava ai ragazzi la libertà di Cristo»

«Da una settimana, qui in parrocchia, abbiamo affisso un cartello che recita: “La mafia… qui da noi? Ma va!”. Qualcuno ha pensato che ci fossimo “portati avanti” in vista dell’incontro di stasera su don Puglisi, invece voleva essere un segno. Perché nel nostro municipio da un po’ di tempo stanno succedendo cose che indicano con chiarezza che la mafia è qui, e noi non possiamo fare finta di non vederla». Così don Gianpiero Palmieri, parroco di San Frumenzio ai Prati Fiscali, ha introdotto l’incontro dal titolo “Don Pino Puglisi: misericordia e martirio”, martedì 15 settembre, anniversario della sua nascita, nel 1937, ma anche del suo assassinio per mano di Cosa Nostra, nel ’93: il giorno del  suo 56° compleanno.

22 aprile 2015: “Conca d’Oro: kalashnikov e droga in un garage condominiale”. 25 maggio 2015: “Conca d’Oro: incendio al Bar One di via Val Padana. I commercianti: non è un incidente, secondo negozio a fuoco in una settimana”. 14 settembre 2015: “Rogo a Conca d’Oro: ancora in fiamme il Bar One. L’ombra del racket sul municipio III”. I titoli della cronaca locale più recente riecheggiano le parole di don Palmieri. «Oggi – ha proseguito don Gianpiero – è il 22esimo anniversario della morte di don Pino, ma noi vorremmo che questa non fosse una commemorazione, quanto l’occasione per riflettere sul messaggio di legalità che ha testimoniato».

«La prima immagine che mi torna in mente quando penso a don Pino – ha raccontato Francesco Deliziosi, caporedattore del Giornale di Sicilia, ex-allievo del sacerdote e autore della biografia “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” – è il mio primo giorno di scuola del ginnasio, con padre Puglisi, nostro nuovo insegnante di religione, che entra in classe, senza parlare mette uno scatolone per terra davanti alla cattedra, ci guarda, lo pesta e poi dice: “Avete capito chi sono io? Un rompiscatole!”. Negli anni a seguire capimmo che lo era davvero, che veniva a tirarci fuori dall’apatia, dall’indifferenza, e con il suo spirito cambiò le nostre vite». Quella di don Puglisi, proclamato martire della Chiesa il 25 maggio 2013, sottolinea Deliziosi, è «la prima causa di beatificazione che ha ospitato atti giudiziari di processi penali: il collaboratore di giustizia Totò Cancemi, interrogato sull’omicidio di don Pino, in una deposizione spiega che tutti i clan rimproveravano i Graviano, che allora controllavano il mandamento di Brancaccio, per l’attività di don Pino: “I picciotti andavano a sentire lui e non ascoltavano più noi”».

Circostanza che gli costò la vita, come spiega anche Vincenzo Ceruso, autore di “A mani nude. Don Pino Puglisi”: «Salvatore Riina, parlando di don Puglisi al maxiprocesso, disse: “Voleva comandare iddu (lui)… ma tu fatti il parrino! (ma tu fai il prete!). Tutte cose voleva fare iddu! (Lui voleva fare occuparsi di tutto!)”. Ed era vero. Tutto quello che riguardava la vita della sua comunità, i disoccupati, gli anziani soli, i bambini costretti a spacciare, tutto lo interessava: Puglisi non voleva fare della sua parrocchia un fortino dell’antimafia ma mostrare alla sua gente, soprattutto ai giovani, che non bisognava mai rassegnarsi, e questo la mafia non poteva accettarlo».

«Il Centro Padre Nostro, fondato da don Pino – ha detto Massimo Magnano, della Comunità di Sant’Egidio, a Palermo dal 1989 al ‘95 – era un luogo di resistenza alla mentalità mafiosa, dove lui insegnava ai ragazzi la libertà di Cristo: un insegnamento rivoluzionario che aveva caratterizzato tutta la sua vita sacerdotale, anche prima di Brancaccio». Dopo aver ricordato l’attività di don Puglisi tra i poveri dello “Scaricatore”, quartiere palermitano nato sulle macerie del dopoguerra, tra le famiglie di Godrano, paesino sulle montagne sopra Palermo allora diviso dalle faide, e fra i seminaristi della diocesi di cui nel ’92 fu nominato direttore spirituale, il vescovo ausiliare Guerino Di Tora ha infine riassunto così l’attività di don Puglisi: «Riunì le persone, combatté l’indifferenza, comunicò il Vangelo attraverso le opere: la testimonianza di don Pino Puglisi fu questo, un segno anche per noi».

16 settembre 2015