Elezioni europee, Lotti: «Vota contro la guerra»

L’appello del presidente della Fondazione PerugiAssisi, in vista delle consultazioni dell’8 e 9 giugno. «Non abbiamo bisogno di “rappresentanti” ma di costruttori di pace»

«L’8 e 9 giugno vota contro la guerra!». Si apre con queste parole l’appello di Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace, in vista delle prossime elezioni europee. Un appello al voto, a partire dalla consapevolezza che «non abbiamo bisogno di “rappresentanti” ma di artigiani e architetti costruttori di pace». Lotti lo ribadisce con forza: «Non c’è una cosa più importante. Alle prossime elezioni europee dovremmo avere tutti lo stesso obiettivo: fermare la marcia della guerra che ci sta per travolgere. Non c’è niente di più urgente e decisivo».

Tanti i conflitti armati che «ci preoccupano», prosegue, ma la guerra «che ci minaccia più da vicino è quella in corso da oltre due anni in Ucraina». Proprio per questo, «l’8 e 9 giugno dovremmo eleggere solo persone determinate a fermarla. Non solo perché ogni giorno ammazza e distrugge ma perché sta divorando quel poco che resta della pace nostra, dei nostri figli e del mondo intero. La guerra è un mostro insaziabile che s’ingrassa e s’ingrossa travolgendo tutto e tutti, compresi i folli che ci assicurano di poterlo controllare».

Il pericolo, avverte il presidente della PerugiAssisi, «è immenso e imminente, anche se resta avvolto dalle nebbie artificiali create dai propagandisti della guerra inevitabile che occupano da tempo la televisione pubblica e privata e che fanno a gara per occultare e manipolare la realtà. Quello che oggi vediamo dal cellulare o dal teleschermo – incalza -, domani rischiamo di vederlo dalla finestra di casa. Le spire della guerra ci stanno avvolgendo con una costanza impercettibile. Il nostro spazio politico è sempre più ristretto. I movimenti che potevamo fare ieri, oggi sono più difficili e domani diventeranno impossibili».

Certamente, riflette Lotti, «non basterà il nostro voto a fermare la guerra», né tantomeno «un Parlamento che sarà frutto di pulsioni molto frammentate e controverse. A fare la differenza – prosegue – potranno essere le donne e gli uomini che, entrando nel cuore democratico dell’Unione europea, ci aiuteranno a far crescere il movimento di cittadini che si stanno opponendo alla guerra. È già successo negli anni ’80 con la grande mobilitazione che ha messo fine alla guerra fredda e alla divisione dell’Europa. È quanto mai necessario che si realizzi oggi».

Il Parlamento che sarà disegnato dalle prossime elezioni dunque «dovrà prendere innanzitutto questa decisione: fermare o continuare l’escalation. La sua voce, se sarà capace di riscoprire la sua ragion d’essere, sarà molto importante. A fare la differenza – è la tesi di Lotti – saranno le persone che si metteranno al servizio del bene più grande e del nostro superiore interesse comune: la pace. Senza personalismi. Senza autoreferenzialità. Senza pensare di fare da soli. Non abbiamo bisogno di “rappresentanti” ma di “artigiani” e “architetti” di pace. Costruttori di pace: persone preparate e creative, capaci di unire, di costruire nuove relazioni, di alimentare, dall’alto e dal basso, da dentro e da fuori le istituzioni, il movimento dei cittadini più illuminati e responsabili che vogliono ri-costruire la pace».

Non si tratta, insomma, di limitarsi a dire “no” alle armi e alla corsa al riarmo. «Per fermare la guerra e difendere quel che resta della pace sarà necessario far crescere una nuova visione di Europa, non più centro del mondo, capace per davvero di ripudiare la guerra, di ridare dignità alla legalità e al diritto internazionale dei diritti umani (partendo dal Manifesto di Ventotene, dal Trattato sull’Unione Europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue), di ripensare, con creatività e lungimiranza, le relazioni con i vicini dell’est e del sud, di affrontare assieme al resto del mondo le sfide globali del cambiamento climatico, delle disuguaglianze, dell’intelligenza artificiale». Per questo «servirà ricostruire un pensiero politico coerente, una nuova coscienza civile e una cultura della pace positiva. L’8 e 9 giugno votiamo persone pronte ad entrare in questo grande cantiere di futuro», esorta il presidente della fondazione.

In conclusione, Lotti cita le parole pronunciate da Robert Schuman, tra i “padri” dell’Unione europea, il 9 maggio 1950: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata senza sforzi creatori che siano all’altezza dei pericoli che la minacciano».

5 giugno 2024