Embrione, la petizione “Uno di noi” consegnata all’Europarlamento

Il testo sottoscritto da medici e giuristi affidato al presidente Antonio Tajani. L’auspicio: «Che almeno si apra un dibattito serio»

Il testo sottoscritto da medici e giuristi affidato al presidente Antonio Tajani nella sede dell’assemblea Ue a Roma. L’auspicio: «Che almeno si apra un dibattito serio»

È stata consegnata dal presidente onorario del Movimento per la vita Carlo Casini direttamente nelle mani del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani la petizione con cui migliaia di medici e giuristi chiedono alla Ue di non finanziarie più attività che distruggono embrioni umani. Un testo accompagnato dalle firme su carta di tremila esperti italiani nel campo della medicina e del diritto, tra cui 157 docenti universitari, e da un dischetto che contiene già numerose altre sottoscrizioni, mentre altre ancora se ne stanno aggiungendo e se ne aggiungeranno prossimamente.

La consegna è avvenuta il 12 maggio, nella sede di rappresentanza del Parlamento europeo a Roma, volutamente nei giorni in cui ricorre la festa dell’Europa. L’iter prevede che essa giunga alla Commissione petizioni dell’Europarlamento e, una volta verificata la ricevibilità, che affronti i diversi passaggi procedurali che prevedono anche l’audizione dei promotori. L’iniziativa degli esperti si ricollega all’analoga petizione che è stata sottoscritta a suo tempo da due milioni di cittadini europei e che nel 2014 la Commissione esecutiva di Bruxelles non ha voluto prendere in considerazione. «Ogni vivente della specie umana fin dal concepimento è uno di noi»: questa è la testimonianza di medici e giuristi da cui prende le mosse il documento.

Ora l’auspicio espresso da Casini è «che almeno si apra un dibattito serio, che almeno l’Europa resti neutrale e non finanzi la distruzione di vite umane». Parla di un «piccolo passo: il realismo oggi non ci consente di chiedere di più», commenta, appellandosi almeno a quel principio di precauzione che in Europa è unanimemente accolto in campo ecologico. L’impegno per la tutela degli embrioni umani pone anche una questione che «investe la democrazia nell’Unione europea», spiega. La petizione degli esperti, infatti, si ricollega a quella popolare a cui la Commissione europea, dunque un organo esecutivo, non diede corso nel 2014. L’iniziativa dunque riparte dal Parlamento europeo. «Che l’Europa non incoraggi con il proprio denaro la morte di figli – le parole di Casini – e i denari così risparmiati potranno essere destinati ad aiutare la maternità o la salvezza dei profughi che scappano dalla morte». È «un seme da cui può essere risvegliata l’anima dell’Europa» e che chiede il sostegno di tutte le persone e gli organismi «che credono che l’Europa non sia solo un mercato».

15 maggio 2017