“En route” e i giri del mondo tra ieri e oggi

Presentata la mostra realizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana in occasione del Giubileo 2025. Testimonial d’eccezione, il cantante Jovanotti: «L’algoritmo, il contrario del senso del viaggio»

Il viaggio, per i credenti, è più di un semplice spostamento da un luogo all’altro: è una metafora del cammino spirituale. Ma c’è qualcosa di mistico anche per i viaggiatori non dichiaratamente credenti: per tutti il viaggio rappresenta un passaggio cruciale nella comprensione e nella formazione di noi stessi e del mondo che ci circonda. E le testimonianze di un viaggio raccontano sempre molto di più della singola esperienza. Lo conferma la mostra “En Route”, presentata oggi, 31 gennaio, in Vaticano, che continua e al contempo rinnova l’appuntamento che ormai dal 2021 vede la Biblioteca Vaticana impegnata in dialogo con artisti contemporanei, mettendo a confronto il proprio patrimonio storico con nuove prospettive.

«Compito della Biblioteca Apostolica Vaticana è da un lato custodire i tesori, dall’altro rendere fruibile il patrimonio storico e culturale che abbiamo», ha dichiarato l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, intervenuto alla conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche don Giacomo Cardinali, commissario della Sala Espositiva della Biblioteca Apostolica Vaticana, curatore della mostra; Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica delle collezioni donna Dior, che ha sostenuto la catalogazione della mostra; Karishma Swali, direttrice creativa della Chanakya School of Craft e Kristjana S. Williams, illustratrice e graphic artist, che insieme al testimonial d’eccezione il cantautore Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, hanno partecipato al progetto.

Il tema scelto per questa edizione, un vero e proprio percorso laico, è quello delle interconnessioni e dei “giri del mondo” che, a seguito di quello immaginato da Jules Verne, si moltiplicarono negli ultimi decenni del XIX secolo, anche grazie alle possibilità offerte dai nuovi mezzi di trasporto. L’esposizione – che durerà un intero anno, fino a dicembre 2025, e sarà visitabile, previa prenotazione online, principalmente il sabato – illustra i viaggi del diplomatico italiano Cesare Poma (1862-1932), dall’eredità del quale la Biblioteca Vaticana ha ricevuto una collezione impressionante di giornali provenienti da parti remote del mondo, stampati in molte lingue, con combinazioni particolari tra lingua e alfabeti diversi. Al centro della mostra anche il tema del viaggio compiuto dai giornalisti francesi Lucien Leroy e Henri Papillaud, che tra il 1895 e il 1897 affrontarono il giro del mondo “senza un soldo”, sostenendosi con la pubblicazione e la vendita di una sorta di giornale di viaggio stampato lungo le tappe del loro tour.

Spazio anche alle viaggiatrici femminili: sei donne che, per sfida sportiva, per un nuovo approccio giornalistico o per altre ragioni culturali partirono in giro per il mondo da sole, sfidando pregiudizi e luoghi comuni: Nellie Bly ed Elizabeth Bisland, Annie Londonderry, Gertrude Bell, Agnes Smith Lewis e Margaret Dunlop Gibson. Storie antiche di emancipazione femminile che hanno ancora tanto da dire oggi.

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

«Viaggi, abiti, mappe, esplorazioni, pellegrinaggi, Giubileo»: sono i fattori che hanno convinto subito Jovanotti ad aderire al progetto, fino a essere protagonista della prima sala espositiva della mostra. Prima di raccontare la sua proposta artistica, Lorenzo ricorda le scivolate giovanili nel “Corridoio delle mappe” del Vaticano, che da piccolo frequentava grazie al papà gendarme. «Il suo sogno era che almeno uno dei quattro figli facesse carriera in Vaticano. Non lo ha fatto nessuno, ma per me essere qui oggi e aver avuto l’opportunità di collaborare con la Biblioteca Vaticana è un modo per farlo contento. Sarebbe stato felice», dice commuovendosi.

Io suo lavoro per “En Router” è frutto dei suoi viaggi e delle sue esplorazioni sonore. «Un’installazione pop» la definisce schernendosi, con quattro elementi principali: una bicicletta, a celebrare i suoi numerosi viaggi in solitaria, principalmente in America Latina, diventati anche un docu-trip disponibile su Rai play; una chitarra da tango dipinta da un’artista argentina; e una mirror ball, ovvero la classica sfera da discoteca, che rappresenta un mappamondo, con gli specchietti dorati come la terra e argentati come gli oceani, oltre a un diario di bordo con i suoi disegni. Oltre ai simboli, una colonna sonora con due ore di mix tra musica, paesaggi sonori e voci raccolte in giro per il mondo. E la speranza di riuscire a incuriosire qualcuno che non è mai stato in Vaticano a venire a vedere la mostra, per contrastare una delle derive moderne: «Il mondo è minacciato dalle opportunità, troppe, sembra un paradosso, di non scoprire più nulla, l’algoritmo ci propone quello che già sappiamo, il contrario del senso del viaggio».

31 gennaio 2025