Estate a misura di bambino
I consigli degli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù per vivere con serenità la stagione insieme ai propri figli. I suggerimenti per i genitori, tra mare e montagna
Dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù arriva anche quest’anno un vademecum dedicato all’estate. Indicazioni, consigli e suggerimenti per renderla davvero “a misura di bambino”, affrontando con serenità la stagione insieme ai propri figli. Al tema è dedicata una sezione specifica, sul portale del Bambino Gesù, oltre a un articolo dettagliato, che analizza ad ampio spettro il rapporto tra “Estate e bambini”.
Il punto di partenza è la scelta delle ore in cui uscire, individuando chiaramente le ore «sbagliate», nelle quali un’esposizione prolungata al sole «può dar luogo a eritemi e scottature che rappresentano un fattore di rischio per che contribuisce ai tumori cutanei in età adulta». Per i piccoli al di sotto dei 6 mesi, il consiglio è di «non esporli mai ai raggi diretti del sole» mentre tra i 6 mesi e i 2 anni il consiglio è di «evitare l’esposizione tra le 10.30 e le 18.30». Per quanto riguarda l’abbigliamento, deve essere adeguato alla temperatura, «tenendo presente che i bambini più piccoli hanno maggior difficoltà a mantenere una temperatura costante, soffrendo così di più il caldo». Via libera quindi ai tessuti naturali e traspiranti, come il lino e il cotone, meglio di colore chiaro. «Auspicabile» l’uso degli occhiali da sole, anche se, «come il cappellino, pochi sono i bambini piccoli che riescono a tenerli». Ancora, si consiglia di «prestare particolare attenzione agli sbalzi di temperatura con il passaggio negli ambienti con aria condizionata».
Concesse, sul piano dell’alimentazione, alcune eccezioni rispetto alle abitudini più “regolari”, ma l’indicazione degli esperti è quella di «ridurre l’apporto calorico, in particolare quello dato da cibi grassi: è preferibile – spiegano – assumere carboidrati semplici e a più rapida digeribilità. Una dieta più ricca di frutta e verdura è fortemente consigliata per aumentare l’apporto di acqua e sali minerali, prevenendo così la disidratazione. Anche una maggior assunzione di acqua o spremute di frutta fresca – evidenziano – favorisce l’idratazione; vanno evitate invece le bevande fredde, gassate o troppo dolci».
Ancora, è «sconsigliabile», per gli specialisti del Bambino Gesù, portare al mare i piccoli nei primi 6 mesi di vita, dato che il loro organismo «fatica a mantenere una temperatura corporea costante anche per avere una più ridotta superficie corporea rispetto a quella dell’adulto, con minore possibilità di disperdere il calore tramite il sudore». La presenza in spiaggia andrebbe comunque limitata alle primissime ore del mattino e/o al tramonto. «Sconsigliabile» anche fare il bagno, per la pelle delicata dei bimbi entro i 6 mesi . «Successivamente il lattante può entrare in acqua, per pochi minuti e se il clima e la temperatura dell’acqua sono confortevoli, in braccio a mamma o papà, avendo l’accortezza di sciacquarlo poi con acqua dolce per togliere il sale e/o il cloro dalla cute».
Per chi invece sceglie la montagna, superata la soglia dei 3 mesi di vita – al di sotto della quale «vi è ancora una immaturità polmonare» -, un bambino «ha la stessa tolleranza di un adulto per l’alta quota, a condizione che non abbia particolari problemi di salute». L’indicazione degli specialisti comunque è quella di arrivare fino ai 2mila metri con bambini tra i 3 e i 12 mesi; l’altitudine consigliata sale a 2.500 metri per i piccoli tra i 2 e i 5 anni; via libera al di sopra di quella soglia dai 5 anni in poi. «In ogni caso è sconsigliato l’uso di cabinovie veloci nei primi 2-3 anni di vita».
Tra gli inconvenienti più ricorrenti, la puntura delle zanzare. Il consiglio è di applicare sul rigonfiamento – il pomfo – pruriginoso un gel di cloruro di alluminio al 5%, «che ha un’azione sia sul prurito sia sulla tumefazione». In alternativa, «hanno la stessa azione gli impacchi di ghiaccio, da tenere sulla parte punta per qualche minuto». Se invece il contatto è con una medusa, i consigli da seguire sono di «grattare con una tessera di plastica le zone della cute venute a contatto, per impedire alla tossina di penetrare la cute ed entrare in circolo; applicare, senza frizionare, sabbia calda, essendo la tossina termolabile; successivamente detergere la parte con acqua salata; applicare gel al cloruro di alluminio al 5%; non utilizzare l’ammoniaca; consultare il medico in caso di reazioni più gravi».
Per chi è in vacanza al mare, da tenere d’occhio c’è anche la spina dorsale della tracina, pesce che vive nel fondale sabbioso, la cui puntura «provoca un dolore estremamente intenso per la liberazione di una tossina. La parte colpita – avvertono gli specialisti – appare rossa e tumefatta e, raramente, possono verificarsi sintomi generalizzati quali aumento della frequenza cardiaca, difficoltà di respirazione, nausea, difficoltà di movimento dell’arto colpito. Poiché la tossina inoculata dalla tracina è termolabile – aggiungono -, è consigliabile immergere il piede in acqua calda per disattivarla, mentre nei casi più gravi o complicati il medico potrà prescrivere antibiotici e antistaminici».
10 luglio 2023

