Fine vita, servono leggi per le «concrete esigenze delle famiglie»
Il convegno diocesano promosso dal Centro per la pastorale sanitaria. Al centro, la dignità del malato. La testimonianza degli hospice
L’appello nell’ambito del convegno diocesano promosso dal Centro per la pastorale sanitaria. Al centro, la dignità del malato. La testimonianza degli hospice
Sostenere le cure palliative, contrastare la solitudine di un malato terminale e della sua famiglia, avviare azioni culturali che non facciano compiere «scelte di libertà di fronte all’incapacità umana di gestire la morte» e «richiamare le istituzioni affinché facciano leggi volte alle concrete esigenze delle famiglie». Mentre il disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento” (Dat) è in discussione alla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, speranza e tutela della dignità di un malato terminale sono le parole chiave al centro del convegno organizzato nel pomeriggio di venerdì 10 febbraio in occasione della XXV Giornata mondiale del malato.
Sacerdoti, docenti universitari e medici hanno relazionato alla Pontificia Università Lateranense sul tema “Oltre il fine vita. La dignità del morire” in occasione del convegno promosso dal Centro diocesano per la pastorale sanitaria. Particolare attenzione è stata data agli hospice, strutture socio-sanitarie residenziali che permettono un ricovero temporaneo ai malati terminali che non possono più essere assistiti a domicilio o per i quali il ricovero in ospedale non è più adeguato. Negli hospice i pazienti vengono accompagnati nelle ultime fasi della vita con un appropriato sostegno medico, psicologico e spirituale. Organizzato da don Carlo Abbate, assistente spirituale all’hospice “Villa Speranza”, il convegno ha avuto lo scopo di sensibilizzare la società a un tema di cui non si parla: «Non è un elogio alla morte – sottolinea – ma un piccolo seme, un impegno culturale con la speranza che questi temi vengano trattati in tanti ambiti».
Più volte è stato evidenziato che argomentare sulla morte non è mai facile ma è pur vero che si tratta di un percorso ineluttabile. Per questo è importante sentire spesso parole di speranza che incoraggino la vita, parole rivolte soprattutto ai giovani. Monsignor Enrico dal Covolo, rettore dell’università Lateranense, ha ricordato che la prima causa di morte giovanile in Europa è il suicidio. «Segno che i giovani danno alla vita un valore pari a zero e noi adulti non siamo stati capaci di trasmetterne la bellezza – ha affermato -. In Italia la disoccupazione giovanile è salita al 46% e questo crea giovani demotivati ai quali sfugge il senso della vita se non sono sostenuti da una grande fede».
Da circa dieci anni in Italia è stata emanata la Legge n.38 riguardante le disposizioni per garantire al malato l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore erogate negli hospice: 26 quelli presenti nel Lazio, che nell’ultimo anno hanno assistito 5mila pazienti, 3.200 dei quali oncologici. I dati sono stati forniti da Alessio d’Amato, responsabile della Cabina di regia del Servizio Sanitario Regionale, il quale ha inoltre ricordato che recentemente è stato stabilito un aumento dei posti letto: i 390 attuali diventeranno 494. «Aumenta inoltre di altri 400 posti la capienza per l’assistenza domiciliare, con una disponibilità complessiva di 2mila posti. Tutto questo – ha spiegato – per dare un segnale di attenzione a una tematica per noi fondamentale».
Il vescovo ausiliare Lorenzo Leuzzi, delegato per la pastorale sanitaria, ha auspicato che gli hospice «possano dare una grande testimonianza: curare sempre, guarire se è possibile perché la dignità del malato non è difesa dalla guarigione ma dalle cure che riceve». Gli ha fatto eco Maria Grazia Marciani dell’Università Tor Vergata: «Il medico deve fare il possibile nei confronti del paziente senza mai abbandonare le speranze ma evitando l’accanimento terapeutico». Ha inoltre posto l’accento su due temi distinti tra loro ma che a volte si confondono: l’immortalità e la vita eterna. «Annunciare l’immortalità non è lo specifico del cristianesimo. Il cristianesimo deve annunciare la vita eterna per promuovere la società del noi-tutti, dove la vita dell’uomo è sacra perché aperta alla comunione dell’uomo con se stesso, con gli altri e con Dio».
Un appello a contrastare la solitudine, a non abbandonare il paziente e a investire sulla formazione di medici e infermieri è stato lanciato da monsignor Andrea Manto, direttore del Centro per la pastorale sanitaria del Vicariato. «Bisogna rivedere i corsi formativi perché all’università medici e infermieri non sono preparati a questi temi e si difendono, anche con fatica, quando si trovano accanto a un malato terminale. A noi tocca tener viva la speranza, dobbiamo essere la voce della coscienza che ricorda la dignità dell’uomo anche nella morte».
13 febbraio 2017

