Francesca Lancellotti, «testimone di carità»

Conclusa nel Palazzo Lateranense la fase diocesana della causa di canonizzazione. De Donatis: un messaggio di «vita cristiana esemplare e attuale»

«Una donna del popolo sempre immersa nella preghiera perché assetata di Dio. Una madre di famiglia che è stata testimone della carità». È il ritratto tracciato dal cardinale vicario Angelo De Donatis della Serva di Dio Francesca Lancellotti della quale questa mattina, 17 gennaio, si è svolta la sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità, iniziata nell’aprile 2016. Nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense è stata ricordata la semplicità e la «personalità straordinaria» di questa laica morta a Roma il 4 settembre 2008. «La potenza trasformante della grazia ha trovato in lei una natura umana docile a essere plasmata dall’azione dello Spirito Santo», ha detto il porporato, che ha presieduto il rito al quale hanno partecipato anche il postulatore monsignor Paolo Rizzi, il delegato episcopale monsignor Giuseppe D’Alonzo, il promotore di giustizia don Giorgio Ciucci, il notaio attuario Marcello Terramani e il notaio aggiunto Giancarlo Bracchi.

Nata a Oppido Lucano (Potenza) il 7 luglio 1917, fin da piccola trascorreva molto tempo in preghiera ed era solita percorrere a piedi quattro chilometri per raggiungere il Santuario della Madonna di Belvedere a cui era molto legata. La sua fede ha trovato espressione nel matrimonio con Faustino Zotta, dal quale ha avuto due figli: Maria Luigia e Domenico. «L’eroismo delle sue virtù emerge in famiglia – ha spiegato il postulatore -. Prima adempiva ai suoi doveri di sposa e di madre e poi si apriva agli altri».

A 43 anni, ha ricordato De Donatis che si è soffermato su alcuni tratti del profilo spirituale della Serva di Dio, si trasferisce con la famiglia a Roma per rispondere, «in spirito di obbedienza, alla speciale missione cui si sente chiamata da Dio: attrarre anime al Signore, aiutare quanti soffrono nel corpo e nello spirito mediante la preghiera e il sacrificio personale». Per oltre 40 anni nella sua abitazione, divenuta un punto di riferimento spirituale per Roma, ha accolto «con affetto materno» migliaia di persone bisognose di ascolto e di aiuto spirituale e materiale, specialmente malati e poveri. «Dalle 7.30 del mattino a tarda notte la casa era un via vai di gente e lei era conviviale con tutti», sottolinea il nipote Francesco Signorino, presidente dell’associazione Figli spirituali di Francesca Lancellotti, attore della causa di beatificazione.

La donna, ha affermato il cardinale, è stata «non solo testimone di una volontà di Dio accettata e proposta come via di santificazione ma anche maestra nell’educare gli altri a scoprire il valore dell’obbedienza ai progetti del Signore su ciascuno. Il suo spirito di preghiera e l’abbandono totale a Dio l’hanno portata a essere testimone di carità, trasformando l’incontro con gli altri in un’occasione per aiutare il prossimo a scoprire o riscoprire Cristo». Non si sottraeva a chi la cercava, ascoltava tutti, offriva consigli e preghiere di intercessione, «con un atteggiamento di eccelsa umiltà». Il rapporto familiare con il Signore nella preghiera e la carità verso i bisognosi sono fattori «di grande valore, soprattutto nell’odierna società dove l’individualismo e la ricerca eccessiva di comodità portano a stare lontani da tutto ciò che si presenta problematico – ha proseguito De Donatis -. L’uomo del nostro tempo, cercando ansiosamente sulla propria strada e tra le sue risorse la risposta ai suoi interrogativi e alle sue attese, dimentica Dio o volutamente lo esclude.

Per questo, il modo con cui la Serva di Dio Francesca Lancellotti ha vissuto la sua ricerca di essere in familiare rapporto con il Signore e la sua apertura generosa e paziente ai fratelli hanno qualcosa da consegnare all’uomo moderno e alla nostra società, e forse anche a chi fa uso abbondante di pratica cristiana. Si tratta di un messaggio di vita cristiana esemplare e attuale». La causa di beatificazione della Serva di Dio Francesca Lancellotti, come ogni causa aperta nella Chiesa locale, rappresenta per il cardinale «uno spunto di riflessione per l’intera comunità diocesana, chiamata a riconoscere nei tanti esempi di santità il volto più bello della Chiesa».

17 gennaio 2020