Francesco a Philadelphia per l’abbraccio con le famiglie

Al Benjamin Franklin Parkway il 26 e 27 settembre la veglia e la Messa conclusiva dell’VIII meeting mondiale. Appuntamento nel 2018 a Dublino

Al Benjamin Franklin Parkway il 26 e 27 settembre la veglia e la Messa conclusiva dell’VIII meeting mondiale. Appuntamento nel 2018 a Dublino

Interamente a braccio e in spagnolo il discorso che Francesco ha rivolto nella sera del 26 settembre alle famiglie convenute al Benjamin Franklin Parkway di Philadelphia per la festa e la veglia di preghiera alla vigilia della Messa conclusiva dell’VIII meeting mondiale. Una presenza, la loro, che testimonia che «vale la pena la vita in famiglia – ha riconosciuto il Papa -. Che una società cresce forte, cresce buona, cresce bella e cresce vera se si edifica sulla base della famiglia». È a lei infatti, ha continuato ricordando una conversazione avuta con un bambino, che Dio ha affidato «tutto l’amore che ha realizzato nella creazione meravigliosa del mondo». Eppure, gli uomini «hanno imparato a dividersi». Oggi «noi camminiamo tra queste due posizioni. Sta a noi decidere la strada da seguire».

Anche il Figlio di Dio è entrato nel mondo in una famiglia, quella di Maria e Giuseppe. «Dio – le parole di Francesco – bussa sempre alle porte dei cuori e quello che gli piace di più è bussare alle porte delle famiglie e trovarle unite, che si vogliono bene, che fanno crescere i figli e li educano, e che creano una società di bontà, di verità e di bellezza». Per il Papa, «la famiglia ha la carta di cittadinanza divina» e gliel’ha data Dio «perché nel suo seno crescessero sempre più la verità, l’amore e la bellezza». Nonostante le fatiche e le difficoltà. Nonostante la croce. «Nelle famiglie, dopo la croce, c’è anche la risurrezione, perché il Figlio di Dio ci ha aperto questa via». Proprio la famiglia allora diventa «una fabbrica di speranza, di speranza di vita e di risurrezione», nella quale le difficoltà di superano «con l’amore. L’amore è festa, l’amore è gioia, l’amore è andare avanti».

Bambini e nonni. Questi in particolare i soggetti per i quali il Papa ha chiesto «una cura speciale». I primi perché «sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza». I secondi invece, i nonni, perché «sono la memoria della famiglia, quelli che ci hanno trasmesso la fede». Avere cura di entrambi, per Francesco, «è la prova di amore, non so se più grande ma direi più promettente della famiglia, perché promette il futuro». Quindi ha rinnovato l’invito a «non finire mai la giornata senza fare pace in famiglia», invocando la benedizione di Dio. «Prendiamoci cura della famiglia – ha esortato concludendo l’omelia della veglia -. Difendiamo la famiglia perché lì si gioca il nostro futuro».

L’indomani, domenica 27 settembre, Francesco è tornato al Benjamin Franklin Parkway per presiedere la Messa che ha concluso il raduno mondiale. E nell’omelia ha ribadito come la santità stessa è sempre lagata a piccoli gesti imparati a casa. «Gesti di famiglia che si perdono nell’anonimato della quotidianità, ma che rendono ogni giorno diverso dall’altro». Gesti «di madre, di nonna, di padre, di nonno, di figlio, di fratello. Sono gesti di tenerezza, di affetto, di compassione». Come «il piatto caldo di chi aspetta a cenare» o «la prima colazione presto di chi sa accompagnare nell’alzarsi all’alba». Gesti familiari, appunto. «È la benedizione prima di dormire e l’abbraccio al ritorno da una lunga giornata di lavoro. L’amore – ha ossevato il Papa – si esprime in piccole cose, nell’attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia sempre sapore di casa. La fede cresce quando è vissuta e plasmata dall’amore». Per questo «le nostre famiglie, le nostre case sono autentiche Chiese domestiche: sono il luogo adatto in cui la fede diventa vita e la vita diventa fede».

Il passo successivo: il richiamo alla «casa comune» e al tipo di mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli. Di qui l’invito a «comprende lo sforzo di unire l’intera famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare», e insieme l’auspicio che «i nostri figli trovino in noi dei punti di riferimento per la comunione, non di divisione. Che i nostri figli trovino in noi persone capaci di associarsi ad altri per far fiorire tutto il bene che il Padre ha seminato». In questo «noi cristiani – ha detto ancora Francesco – chiediamo alle famiglie del mondo che ci aiutino». Superando quello che ha definito «lo scandalo di un amore meschino e sfiduciato, chiuso in se stesso, senza pazienza con gli altri». Ogni persona, ha continuato, «che desideri formare in questo mondo una famiglia che insegni ai figli a gioire per ogni azione che si proponga di vincere il male – una famiglia che mostri che lo Spirito è vivo e operante – troverà la nostra gratitudine e la nostra stima, a qualunque popolo, regione o religione appartenga».

Nella conclusione dell’omelia, l’augurio che Dio «ci conceda di partecipare alla gioia del Vangelo della famiglia». Vincendo la tentazione di mettere in dubbio l’opera dello Spirito. «Non ostacolate ciò che è buono – ha detto Francesco citando le parole di Gesù -, al cotnrario aiutatelo a crescere». Al termine della celebrazione quindi, dopo il saluto dell’arcivescovo di Philadelphia Charles John Chaput, monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha dato ufficialmente appuntamento a Dublino per il prossimo incontro mondiale delle famiglie, il IX, nel 2018 a Dublino.
28 settembre 2015