Francesco alla Casa Bianca, come «figlio di una famiglia di emigranti»

La cerimonia di benvenuto, con 20mila ospiti. Il riconoscimento all’impegno di Obama per l’ambiente e l’esortazione a uno sviluppo «inclusivo»

La cerimonia di benvenuto, con circa 20mila ospiti. Il riconoscimento all’impegno del presidente Obama per l’ambiente e l’esortazione a uno sviluppo «inclusivo»

Si è presentato così, il Papa, quale «figlio di una famiglia di emigranti», all’incontro con l’America che lo attendeva ansiosa. Accolto dal presidente Barack Obama e dalla moglie Michelle nel portico principale della Casa Bianca, è stato accompagnato al podio allestito nel South Lawn, dove ha pronunciato il suo primo discorso negli Usa, in ingelse, davanti a circa 20mila ospiti. E ha annunciato anzitutto la sua visita al Congresso, dove «spero, quale fratello di questo Paese, di dire una parola di incoraggiamento a quanti sono chiamati a guidare il futuro politico della Nazione nella fedeltà ai suoi principi fondativi». Quindi l’accenno alla visita a Philadelphia, per l’8° Incontro mondiale delle famiglie, «il cui scopo è quello di celebrare e sostenere le istituzioni del matrimonio e della famiglia, in un momento critico della storia della nostra civiltà».

Tramite le parole rivolte al presidente Obama, il Papa si è rivolto all’America intera, riconoscendo la libertà come «una delle sue conquiste più preziose». Tutti però, ha osservato, sono chiamati «alla vigilanza, per preservare e difendere tale libertà da qualsiasi cosa che la possa mettere in pericolo o compromettere». A cominciare dai cattolici, impegnati insieme ai loro concittadini «a costruire una società che sia veramente tollerante ed inclusiva, a difendere i diritti degli individui e delle comunità, e a respingere qualsiasi forma di ingiusta discriminazione». Francesco ha fatto suo il loro auspicio: «Assieme a innumerevoli altre persone di buona volontà di questa grande democrazia – ha osservato  – si attendono che gli sforzi per costruire una società giusta e sapientemente ordinata rispettino le loro preoccupazioni più profonde e i loro diritti inerenti alla libertà religiosa».

Ancora, Francesco si è soffermato sull’«iniziativa» proposta dal presidente Obama «per la riduzione dell’inquinamento dell’aria», definendola «promettente». La storia, ha sottolineato, «ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra casa comune», ma «siamo ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare». La condizione, ha continuato sulla scorta della Laudato sì, è il riconoscimento «serio e responsabile» del tipo di monso «che possiamo lasciare non solo ai nostri figli, ma anche ai milioni di persone sottoposte a un sistema che le ha trascurate». Riprendendo le parole di Martin Luther King, il Papa ha sottolineato che «siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli».
Da ultimo, un auspicio: «Tutti gli uomini e le donne di buona volontà di questa grande e prospera nazione sostengano gli sforzi della comunità internazionale per proteggere i più deboli nel nostro mondo e promuovere modelli integrali e inclusivi di sviluppo, così che i nostri fratelli e sorelle ovunque possano conoscere le benedizione della pace e della prosperità che Dio desidera per tutti i suoi figli». Vanno in questa direzione, ha riconosciuto Francesco riferendosi alla ripresa delle relazioni tra Usa e Cuba, «gli sforzi compiuti di recente per riconciliare relazioni che erano state spezzate e per l’apertura di nuove vie di cooperazione all’interno della famiglia umana». Tutti «positivi passi avanti sulla via della riconciliazione, della giustizia e della libertà».
24 settembre 2015