Francesco: «Il pianto di Gesù antidoto contro l’indifferenza»
Il Papa ha presieduto la veglia “per asciugare le lacrime”. A San Pietro le testimonianze degli oppressi, abbandonati ed emarginati, davanti alla Madonna di Siracusa
Il Papa ha presieduto la veglia “per asciugare le lacrime”. A San Pietro le testimonianze degli oppressi, abbandonati ed emarginati, davanti alla Madonna di Siracusa
Per i cristiani perseguitati, le vittime di guerra e violenza, i bambini abusati, per chi ha perso un figlio. E ancora: per gli oppressi da diverse dipendenze, per i torturati e gli schiavizzati, gli abbandonati ed emarginati. Per tutte queste intenzioni, e non solo, si è pregato ieri sera, giovedì 5 maggio, nella basilica di San Pietro durante la veglia di preghiera “per asciugare le lacrime”. Un momento intenso, nella solennità dell’Ascensione del Signore, presieduto da Papa Francesco.
Iniziativa, curata dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, legata all’opera di misericordia spirituale “consolare gli afflitti”. «Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione. Tutti abbiamo bisogno di misericordia e della consolazione che viene dal Signore» ha detto il Pontefice. Tre testimonianza hanno aperto la veglia. Giovanna e Domenico, sposati da 21 anni, genitori di Raffaele, Chiara e Antonio. Quest’ultimo era il primogenito e 5 anni fa è morto perché «inspiegabilmente ha deciso di togliersi la vita a 15 anni» ha detto la mamma. «Durante i funerali mi sentivo attonito e annichilito – ha aggiunto Domenico – avevo fallito come genitore, marito e uomo. Uno sconosciuto è venuto ad abbracciarmi dicendomi che due anni prima aveva vissuto il mio stesso dolore. Ho sentito che quell’abbraccio veniva dal cielo, era la consolazione di Dio».
Felix Quaiser è un rifugiato politico proveniente dal Pakistan, appartenente alla minoranza cattolica di quel Paese. Era un giornalista che amava la sua professione. «Per me era più di un mestiere – ha detto –. Era una battaglia per dare voce alla minoranza cristiana perseguitata». I suoi articoli hanno attirato l’attenzione di gruppi terroristici che consideravano le sue parole un attacco al Paese e all’Islam. Hanno minacciato la sua famiglia e lui, nel 2009, è stato costretto a fuggire in Italia. Solo 2 anni dopo l’hanno raggiunto moglie e figli.
Infine una storia di conversione quella di Maurizio ed Enzo, due gemelli. Il primo ha raccontato che da giovane aveva tutto: «ho girato il mondo tenendo spettacoli di successo, ero osannato, guadagnavo tanto e avevo molte donne. Eppure mi sentivo solo, vuoto e non amato». Durante un viaggio di ritorno a casa, nel 2002, l’abbraccio con il fratello che nel frattempo aveva ritrovato la fede e da lì la scoperta «che il vero senso della vita è l’amore». Ora vuole solo adoperarsi per portare la gioia di Gesù a chi incontra.
«Quante lacrime vengono versate in ogni istante nel mondo – ha detto Papa Francesco – una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione». Per Francesco «le lacrime più amare sono quelle provocate dalla malvagità umana: le lacrime di chi si è visto strappare violentemente una persona cara; lacrime di nonni, di mamme e papà, di bambini». Affermando che «in questo nostro dolore, noi non siamo soli» il Pontefice ha ricordato che anche Gesù ha pianto alla morte di Lazzaro. «Se Dio ha pianto, anch’io posso piangere sapendo di essere compreso – ha detto -. Il pianto di Gesù è l’antidoto contro l’indifferenza per la sofferenza dei miei fratelli. Quel pianto insegna a fare mio il dolore degli altri, a rendermi partecipe del disagio e della sofferenza di quanti vivono nelle situazioni più dolorose. Mi scuote per farmi percepire la tristezza e la disperazione di quanti si sono visti perfino sottrarre il corpo dei loro cari, e non hanno più neppure un luogo dove poter trovare consolazione. Come Lui consola, così noi siamo chiamati a consolare».
Il Papa ha quindi rimarcato che per trovare consolazione nel dolore «la vera medicina è la preghiera. Anche noi, nella preghiera, possiamo sentire la presenza di Dio accanto a noi».
In occasione della veglia è stato esposto il reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa. Maria, la consolatrice degli afflitti «è sempre vicino ad ogni croce – ha detto il Papa -. Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime. Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza».
A 10 persone, in rappresentanza di tutti coloro che portano nel cuore e nel fisico storie di grande sofferenza, il Papa ha consegnato l’Agnus Dei in cera bianca: da un lato raffigurante l’Agnello Pasquale e dall’altro il logo del Giubileo della Misericordia.
6 maggio 2016

