Francesco l’8 marzo a Tor Bella Monaca
Alle 15.45 l’arrivo a Santa Maria Madre del Redentore. Prima tappa: la “cittadella della carità” per l’incontro con malati e disabili
Alle 15.45 l’arrivo a Santa Maria Madre del Redentore. Prima tappa: la “cittadella della carità” per l’incontro con malati e disabili
Accoglienza, sostegno, ascolto e tanta carità. È con questi ingredienti che la parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore è diventata, negli ultimi 30 anni, il punto di riferimento del suo quartiere, Tor Bella Monaca. Una comunità che oggi vive in trepidante attesa della visita di Papa Francesco, in programma domenica 8 marzo. «C’è un’atmosfera elettrica ma anche ricca di curiosità», ammette il parroco, don Francesco De Franco, qui da due anni e mezzo. Un programma breve ma intenso quello che attende il Santo Padre in questa periferia romana: «L’arrivo è previsto per le 16 – dice don Francesco – ma non sarà qui in parrocchia, bensì nella nostra “cittadella della carità” gestita dalla comunità di suore di Santa Giovanna Antida, che è poi il luogo dove la parrocchia è nata. Francesco incontrerà i malati e i portatori di handicap e poi ci muoveremo insieme alla volta della chiesa, attraversando via dell’Archeologia, la strada principale del quartiere. Arrivati in parrocchia, ci sarà il saluto con i giovani e i collaboratori. Il Papa confesserà tre fedeli, incontrerà un gruppo di sei famiglie disagiate e alle 18.15 celebrerà la Messa che potrà essere seguita anche nel nostro cortile, grazie a un maxischermo».
Il quartiere di Tor Bella Monaca conta circa 40mila abitanti. «È una comunità con tante difficoltà legate all’ambiente che incide sulla realtà e anche nel modo in cui la parrocchia si pone – ammette don Francesco -. Abbiamo un alto numero di persone agli arresti domiciliari e che hanno avuto esperienze carcerarie. Aiutiamo le famiglie com’è possibile. Mensilmente, distribuiamo 400 pacchi di viveri alimentari. Abbiamo due centri diurni che, ad oggi, accolgono 15 ragazzi delle elementari e 12 delle medie: li andiamo a prendere a scuola, li aiutiamo nei compiti e poi li coinvolgiamo nelle attività ludico-ricreative della parrocchia. Cenano qui da noi e poi, la sera tornano a casa. Spesso, soprattutto per le famiglie che vivono momenti di forte difficoltà economica – aggiunge il parroco -, contribuiamo al pagamento delle utenze domestiche, delle bollette e grazie a un accordo con la farmacia del quartiere sosteniamo chi ha bisogno di medicine». Una comunità molto attiva che comprende anche 5 comunità neocatecumenali. un gruppo scout e uno a sostegno degli alcolisti.
Chi conosce bene la storia del quartiere e della parrocchia è suor Annamaria, dell’ordine di Santa Giovanna Antida, responsabile del centro Caritas. «Siamo arrivate qui nel 1987 – racconta – per rispondere agli appelli della Chiesa locale che invitava le congregazioni religiose a nuovi inserimenti nella periferia di Roma, considerata da Giovanni Paolo II “terra di missione e evangelizzazione”. All’epoca, c’erano diverse realtà disagiate che non riuscivano a convivere. Ora è diverso, c’è una grande collaborazione. Il nostro centro Caritas – continua – all’inizio distribuiva solo viveri e indumenti. Poi si è arricchito ed ora possiamo contare su tante attività che vanno dalla sartoria al corso di yoga, dal servizio a domicilio per i malati ai gruppi di ballo. E ancora, il centro di ascolto e il Caf». A contribuire alla vita della parrocchia c’è, inoltre, la polisportiva gestita dai laici salesiani: «Abbiamo circa 200 tra ragazzi e ragazze dai 4 anni fino ai 15 – racconta il responsabile, Massimo Marchese – che si dividono tra i tornei del calcio a 5 e le sessioni di danza». Non manca la parte culturale con l’associazione “Brigata dell’allegria”: « Ci dividiamo tra le classi musicali di chitarra e pianoforte, il coro e tre laboratori teatrali – dice Daniele Rossi, organizzatore -. La cultura è la spina dorsale di una persona e a guidarci è la cultura cristiana».
4 marzo 2015

