Gandolfini: di nuovo in piazza, per «mostrare l’Italia delle famiglie»

Il presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli” presenta la manifestazione in programma il 30 gennaio a San Giovanni in Laterano

Il presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli” presenta la manifestazione in programma il 30 gennaio a San Giovanni in Laterano

Oltre un milione di persone. È il numero di partecipanti che gli organizzatori aspettano alla manifestazione promossa dal Comitato “Difendiamo i nostri figli” in programma per sabato 30 gennaio in piazza San Giovanni in Laterano. Non ci sarà più il corteo previsto fino a due giorni fa ma direttamente il raduno davanti alla basilica Lateranense dove, alle 14.30, avrà inizio la manifestazione. A poche ore dalle dichiarazioni del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, secondo il quale il ddl Cirinnà sulle unioni civili rappresenta una «distrazione» da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare», e dai dubbi sulle equiparazioni delle unioni civili al matrimonio sollevati anche dal Quirinale, è soddisfatta la voce di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli”. «Da tempo diciamo che si sta creando confusione anche dal punto di vista costituzionale – afferma -. Il ddl Cirinnà, lo sostengono anche i giuristi, è scritto malissimo e la confusione tra unioni civili e l’art. 29 della Costituzione che parla di “società naturale fondata sul matrimonio” è più che palese».

Citando proprio le parole pronunciate dal cardinale Bagnasco, Gandolfini sottolinea che «è stato di una grandissima lucidità. Si è fatto portavoce del sentimento degli italiani. Un milione e 400mila famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà e per queste non si fa praticamente nulla. Ringraziamo di cuore il cardinale che ha avuto il coraggio di mettere le cose a posto e di far presente che per il bene comune della società italiana bisogna fermare questa ignobile legge».

Sabato 30 gennaio non ci saranno politici sul palco ma i rappresentanti delle varie confessioni. Sono stati invitati evangelici, protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani, «perché la questione famiglia interessa tutti, al di là dell’orientamento religioso». Lo scopo, evidenzia il presidente di “Difendiamo i nostri figli”,  è quello di «alzare la voce affinché questa arrivi ai parlamentari che in Senato staranno discutendo della legge perché è veramente ignobile che le Camere se ne vadano per conto proprio e non ascoltino gli italiani. Sosterremo il nostro convinto no al Ddl Cirinnà in toto – assicura Gandolfini -, non solo sulla “stepchild adoption”, quindi l’utero in affitto che consideriamo atto criminoso e abominevole, ma anche su tutte quelle forme in cui si esprime il ddl e che di fatto parificano le unioni civili al matrimonio».

La senatrice Cirinnà, rileva, afferma che non viene mai citata la parola matrimonio e che le unioni civili non hanno nulla a che fare con questo. «Non è vero. Basta leggere la legge: si parla del partner come coniuge, nel caso della morte del partner si parla di vedovanza, bisogna stabilire il nome della coppia, le quote di legittima, la pensione di reversibilità. Tutte istanze legate al matrimonio, quindi di fatto il disegno di legge propone unioni civili omologate al matrimonio contro le quali siamo fermamente contrari». Gandolfini ci tiene però a sottolineare che il Comitato non ha nessuna intenzione di «fare una contestazione. Vogliamo mostrare l’Italia bella, delle famiglie, non quelle della pubblicità», perché è ovvio che «nelle famiglie ci sono tante tensioni e problemi, aumentati con la crisi economica, ma non vogliamo neanche far passare l’immagine di una famiglia luogo di femminicidio e violenza. Questa è la piazza che vogliamo rappresentare, non contro qualcuno, soprattutto non contro le persone con tendenze omosessuali perché sono degne di ogni rispetto, ma contro idee fuorvianti».

Infine Gandolfini rivolge un «invito a partecipare alla manifestazione a genitori, bambini, nonni, zii e a tutte quelle persone che rendono possibile continuare a vivere in maniera bella e dignitosa un momento di grandissima crisi come questa. Il vero ammortizzatore sociale è la famiglia: papà, mamma e bambini».

18 gennaio 2016