Giornata contro la violenza sulle donne: impegno e indicazioni dell’Istituto superiore di sanità
I corsi di formazione hanno raggiunto 18mila operatori dei 651 Pronto soccorsi italiani e 2mila professionisti del territorio. E il progetto Epi-We, che recluta volontarie per studiare le cicatrici molecolari della violenza sul Dna delle donne maltrattate, va avanti veloce
Oltre 18mila operatrici e operatori sanitari e sociosanitari nei 651 Pronto soccorso italiani, e più di 2 mila professionisti e professioniste dei servizi territoriali, sono stati raggiunti dai percorsi di formazione messi a punto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) per prevenire e contrastare la violenza di genere. I corsi, di formazione a distanza (Fad) e blended (che includono anche incontri in aula) sul tema della prevenzione e del contrasto della violenza di genere attraverso le reti territoriali, sono stati promossi e finanziati dal ministero della Salute a partire dal 2014. L’obiettivo del progetto formativo: aumentare le capacità di individuazione, di diagnosi, di gestione e trattamento della violenza di genere, e di prevenire i casi di re-vittimizzazione. A darne notizia è proprio l’Istituto superiore di sanità, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne (25 novembre).
«Rilevare la violenza sulle donne che arrivano nei Pronto soccorso non è affatto un processo scontato, è necessario che il personale di salute abbia conoscenze, competenze e strumenti per farlo. Le donne che vivono situazioni di violenza sono di ogni età e appartengono a differenti contesti socio-culturali, spesso temono di rilevare quanto hanno subito per timore di ritorsioni da parte del maltrattante o di essere ritenute loro stesse, in qualche modo, responsabili della violenza, temono cioè quello che viene definito vittimizzazione secondaria», afferma Anna Colucci, ricercatrice della UO RCF, l’Unità Operativa ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione dell’Iss.
Dopo i Pronto soccorso la formazione dell’Iss ha coinvolto, con il Progetto #IpaziaCCM2021, i Servizi territoriali di area sanitaria e socio-sanitaria, che rappresentano nodi cruciali della rete di prevenzione e contrasto della violenza ai quali possono accedere le donne e minori. Hanno partecipato e completato il Corso FAD 2.346 professioniste e professionisti dei Servizi presenti nei territori. Sono stati formati presso l’ISS 23 facilitatrici e facilitatori della formazione, che hanno contribuito alla conduzione di 8 Corsi residenziali che si sono tenuti nei territori di attuazione del Progetto: Grosseto, Perugia, Matera, Lecce, Roma, Policoro (MT), Pordenone, Milano. Quanto è stato raggiunto nei territori coinvolti nel progetto #IpaziaCCM2021, in una prospettiva futura potrebbe svilupparsi ulteriormente, coinvolgendo con percorsi formativi capillari l’intero territorio nazionale.
«La violenza lascia cicatrici molecolari sul Dna delle donne che la subiscono: capire fino a che punto queste modifiche si estendano all’interno del genoma delle vittime e quanto durano i loro effetti nel tempo potrebbe essere la chiave per mettere in atto una prevenzione di precisione», afferma l’Iss. È esattamente questo l’obiettivo della fase multicentrica del progetto Epi-We (Epigenetics for Women) che chiede la collaborazione di tutte le donne. L’iniziativa, insieme a un video realizzato per invitare le donne a partecipare attraverso la donazione di un campione biologico, è stata presentata il 25 ottobre nel corso di un convegno in Iss. «Già 70 donne hanno risposto e aderito al progetto – dice Simona Gaudi, coordinatrice di Epi-We ricercatrice del Dipartimento Ambiente e salute di Iss – e alcune di loro si sono anche raccontate, hanno anche parzialmente descritto il tipo di violenza subita. Per noi, e per tutte le donne, è un grande risultato».
Se si è vittima di violenza, si può «andare al Pronto soccorso se hai bisogno di cure mediche immediate e non procrastinabili. Il personale del Ps saprà, oltre che curarti, indirizzarti verso un percorso di uscita dalla violenza; andare al Consultorio Familiare o in un centro antiviolenza. Il personale socio-sanitario potrà fornire indicazioni, supporto e aiuto; chiamare il numero gratuito 1522 attivo h24 oppure scaricare l’app1522; utilizzare l’App YouPol per mettersi in contatto in tempo reale con la Polizia di Stato; contattare il Telefono Verde Aids e IST 800 861061 se hai subito violenza sessuale. Dalle 13 alle 18 in modo anonimo». E ancora: «Telefonare al Numero Verde Antitratta, 800.290290 anonimo e attivo h24, in caso di sfruttamento lavorativo, economico, sessuale; telefonare al Numero di emergenza Infanzia 114 se sono coinvolti minori; telefonare al 112 senza rimandare, se hai subito un’aggressione o una minaccia fisica, se hai subito una violenza psicologica, se stai fuggendo con i figli (eviti una denuncia per sottrazione di minori), se il maltrattante possiede armi».
22 novembre 2024

