Nella Giornata mondiale contro la tratta delle persone, che si celebra oggi, 8 febbraio, memoria di santa Giuseppina Bakhita, suor Eugenia Bonetti, già responsabile Usmi dell’Ufficio “Tratta donne e minori” e presidente della onlus “Slaves no More“, dalle colonne di “Vita Pastorale” mette l’accento sul ruolo dei “consumatori”, i clienti, «per il 90% cattolici», che «sostengono e alimentano la tratta e gli ingenti guadagni dei trafficanti».

La religiosa ricorda la genesi della Giornata, proposta al Papa all’indomani delle parole pronunciate nel suo primo messaggio Urbi et Orbi, in cui Francesco aveva definito la tratta di persone «la schiavitù più estesa di questo ventunesimo secolo». Celebrata per la prima volta l’8 febbraio del 2016, la Giornata si pone come obiettivo quello di «spezzare, una volta e per sempre, gli anelli di tale schiavitù moderna, che ha al suo attivo migliaia di vittime anche nel nostro Paese considerato cattolico».

Nonostante questo, evidenzia suor Eugenia, «ci sono ancora troppe comunità diocesane, parrocchiali e congregazione religiose che non si sono lasciate coinvolgere in questa iniziativa». Quest’anno in particolare, caratterizzato dal tema “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!”, l’attenzione va portata sui due fenomeni della tratta e delle migrazioni, «con un’attenzione particolare alla sorte dei bambini, che sono la preda più ambita». La religiosa conclude con un auspicio: «Possa la Giornata ecclesiale e mondiale contro la tratta di persone coinvolgere tutte le diocesi, parrocchie, congregazioni, scuole, associazioni e mass media, affinché ne scaturisca una forte presa di coscienza nel combattere e richiedere l’abolizione di tutte le forme di schiavitù odierne, con un accento sulla schiavitù sessuale molto visibile sulle nostre strade piene di giovani, donne immigrate e sfruttate. Terribile vergogna per un Paese che si dice civile e cristiano».

8 febbraio 2018