Giorno della memoria, contro l’ideologia dello scarto

72 anni fa, il 27 gennaio 1945, i soldati sovietici liberavano il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Impossibile contare prigionieri e morti

72 anni fa, il 27 gennaio 1945, i soldati sovietici liberavano il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Impossibile contare prigionieri e morti

Sono dedicate al “tempo” le celebrazioni del 72° anniversario della liberazione del campo nazista di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, dove dal 1940 al 1945 persero la vita da 1,1 a 1,5 milioni di persone. Il simbolo: un vecchio orologio da taschino rinvenuto da archeologi sul terreno dove sorgevano le camere a gas e i forni crematori del campo. La memoria infatti, sottolineano i custodi del museo del campo, «è una lotta contro il tempo che inesorabilmente ci allontana dalle vittime». La maggior parte di quelle di Auschwitz, ricordano, per lo più ebrei portati con dei treni merci, «perirono nelle camere a gas e non figurano negli elenchi di prigionieri». Oltre 400mila quelli invece regolarmente registrati, fra cui  200mila ebrei, 140mila polacchi, 20mila rom e sinti, oltre 10mila prigionieri di guerra sovietici e più di 10mila prigionieri di altre nazionalità. Secondo gli esperti, oltre la metà di loro perse la vita ad Auschwitz o in uno dei sottocampi nazisti. Poco prima della liberazione però i nazisti distrussero la documentazione riguardante le loro attività criminali, e quindi oggi, secondo gli studiosi, «non è possibile stilare un elenco completo di prigionieri».

«Coltivare la memoria di quanto accaduto affinché non accada più». Per il superiore generale dell’Opera Don Orione don Tarcisio Vieira è questo il primo impegno da assumere, in occasione della Giornata: una «grande responsabilità che dobbiamo condividere, tutti, in particolare con le giovani generazioni, senza distinzione di fede e di cultura». Don Vieira esprime infatti la vicinanza della congregazione alle comunità ebraiche ma anche a quanti «soffrono e vengono perseguitati a causa della propria fede». La logica della violenza e della cultura dello scarto infatti, prosegue, «sono i mali che ancora oggi colpiscono tanti popoli e nazioni. Papa Francesco ci ha indicato la strada per sconfiggerli: credere e lavorare per la pace anche nel nostro quotidiano aprendoci al dialogo sincero tra i popoli e le religioni». Il religioso ricorda quindi la testimonianza degli Orionini che durante la seconda guerra mondiale «nel silenzio riuscirono a mettere in salvo tante famiglie ebree sottraendole alla furia nazista a Roma, Genova, Milano e Torino»: don Piccinini, don Cappelli, don Pollarolo, don Sciaccaluga, suor Croce e suor Bennata. A don Gaetano Piccinini nel 2011 è stata conferita dallo stato israeliano la medaglia alla memoria di “Giusto fra le Nazioni”.

Anche il presidente nazionale Unitalsi Antonio Diella parla della Giornata come di un’occasione straordinaria per «rilanciare la necessità di combattere tutte quelle ideologie, come quella nazista, che hanno basato il proprio agire sulla violenza e sull’eliminazione di chi è diverso per religione, cultura, ma anche perché disabile o malato». Il metodo indicato: quello della nonviolenza, «che mette al centro di ogni azione la persona umana, con suoi inalienabili diritti». Per Diella, «combattere l’ideologia dello scarto e valorizzare le diversità sono un binomio vincente per costruire una società equa e solidale». Ancora, nella Giornata della Memoria il presidente Unitalsi dedica un pensiero particolare «a quanti hanno perso la vita o sono stati perseguitati perché disabili e malati»; un pensiero, osserva, che «guarda al passato ma anche al presente, dove in troppi luoghi ancora si viene discriminati o emarginati perché considerati diversi».

27 gennaio 2017