Giovani del Mediterraneo, chiamati a essere portatori di speranza

Insediato a Firenze il Consiglio. Il segretario generale Cei Baturi: «Difendete la vita e contribuite a fare del nostro mare un crocevia di pace armonia». Il cardinale Betori: «Riscoprire il ruolo politico delle nostre città». Il ricordo del sindaco santo La Pira

Si è insediato ieri, 13 luglio, a Firenze il Consiglio dei giovani del Mediterraneo. Il primo atto: un convegno nel salone dei Duecento, in Palazzo Vecchio, aperto dal segretario generale della Cei Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari. «Cercate indomiti il grande, il bello e il necessario – ha esortato il presule -. Non lasciatevi costringere in compromessi senza respiro. Non abbiate paura della sete di radicalità e della ricerca del definitivo». E ancora: «Andate incontro ai vostri contemporanei e sostenetene la speranza, partecipate alla costruzione di un mondo migliore. Difendete la vita e contribuite a fare del nostro mare un crocevia di pace e armonia».

Al centro della riflessione di Baturi, alcune piste di lavoro tratte dalla Carta di Firenze, il documento sottoscritto dai vescovi e dai sindaci del Mediterraneo al termine della seconda tappa del convegno “Mediterraneo frontiera di pace”, che li aveva radunati nel capoluogo toscano nei giorni dello scoppio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022. A cominciare dal riconoscimento della diversità come patrimonio condiviso per tutta l’umanità. «La sfida – ha rilevato il segretario Cei – è che la diversità delle culture e delle storie possa essere motivo di ricchezza, di incontro e non di estraneità. La pace nel Mediterraneo avrà effetto in tutte le parti del mondo». Poi, la domanda: «Sapremo sviluppare valori per i quali queste civiltà del Mediterraneo potranno incontrarsi? Dipende da noi e, un po’, dipende anche da voi».

Nell’analisi del presule, un forte accento sul ruolo dell’educazione, che «rende la persona più libera, responsabile e attenta a generare speranza. Non c’è pace, non c’è democrazia né reale pluralismo culturale – ha detto – senza un’efficace azione educativa, che tende alla verità ed esige affermazione del valore assoluto dell’uomo e della sua coscienza». Proprio per questo, ha aggiunto guardando allo scenario politico internazionale, «è triste constatare che, già prima dello scoppio della guerra in Ucraina, siano diminuite in modo significativo le spese per l’educazione, mentre le spese militari hanno superato addirittura il livello registrato al termine della Guerra fredda».

Tornando alla dimensione delle città, Baturi ha rimarcato: «Contro la contrapposizione tra il proprio particolare assolutizzato e quello dell’altro, serve una ripresa del senso religioso. Per noi cristiani vale la parola della fede». Quindi, il pensiero è andato ai «tanti giovani che stanno combattendo in Ucraina in campi di battaglia che solo fino a pochi mesi fa erano campi di grano. In tanti luoghi anche i bambini sono usati come arma di distruzione».

Ad accogliere i ragazzi arrivati a Firenze da diversi Paesi di Europa, Asia e Africa anche l’arcivescovo di Firenze il cardinale Giuseppe Betori, che ha ricordato le parole del sindaco santo Giorgio La Pira: «I giovani sono come le rondini, annunciano la primavera». Questo, ha osservato riferito all’iniziativa del Consiglio, «è un progetto per i giovani e dei giovani, perché possiamo raccoglierne la sensibilità e le ispirazioni per il bene comune. C’è una differenza rispetto al passato – ha aggiunto -: l’interdipendenza. La globalizzazione ha effetti positivi e negativi, ma di fatto le frontiere sono saltate». La conseguenza è, da una parte, la necessità di fare i conti con la diffusione di «pericolosi pensieri razzisti» e con il «recupero di nazionalismi obsoleti»; dall’altra la possibilità di guardare con speranza alla «gente riunita per l’abolizione delle armi nucleari» o per la lotta all’inquinamento.

Nel saluto conclusivo del cardinale, anche un forte appello: «Abbattete il muro della diffidenza. Oggi – ha chiosato – di fronte a migliaia di migranti in fuga, molti dei quali perdono la vita in mare, occorre riscoprire il ruolo politico delle nostre città. Uniamo le città per unire il mondo». E la «forza delle città di alimentare un linguaggio di pace», gli ha fatto eco il sindaco di Firenze Dario Nardella, «si è dispiegata con tutta sé stessa» nei giorni del convegno “Mediterraneo frontiera di pace”, che ha riunito nel capoluogo toscano, dal 23 al 27 febbraio 2022, i sindaci delle città che si affacciano sul Mare Nostrum. Tra i risultati, Nardella ha ricordato la Carta di Firenze, sottoscritta dai primi cittadini e dai vescovi del Mediterraneo, «basata sull’inclusività per diverse culture, che costituiscono il grande patrimonio del nostro mare».

Ai giovani arrivati a Firenze con l’obiettivo, tra l’altro, di individuare nuovi gemellaggi e scambi plurilaterali nel Mediterraneo, ha dato il suo benvenuto anche Patrizia Giunti, presidente della fondazione “Giorgio La Pira”. «In voi – ha detto – risuonano le parole di san Giovanni Paolo II, che segnano l’urgenza del dialogo fra Chiese cattoliche». Per giunti, nel Consiglio insediato a Firenze si intrecciano due pilastri dell’azione politica di La Pira: «Il Mediterraneo e i giovani». A questi ultimi è indirizzato il suo appello: «Deve guidarvi la convinzione che i vostri ideali vi devono far scegliere soluzioni per le quali non avrete una pioggia di like, ma per le quali impegnarvi. L’ultimo messaggio di La Pira – ha concluso – è la concretezza della vita».

14 luglio 2023