Violenza contro le donne, Amnesty rilancia #IoloChiedo

La campagna per creare consapevolezza sul concetto di consenso e aumentare l’accesso alla giustizia per le sopravvissute allo stupro, adeguandosi alle norme internazionali

Produrre un profondo cambiamento culturale, creare consapevolezza sul concetto di consenso e aumentare le possibilità di accesso alla giustizie per le donne sopravvissute allo stupro. Questi gli obiettivi con i quali Amnesty International Italia rilancia la campagna #IoloChiedo, dedicata al fenomeno della violenza contro le donne, invitando a unirsi intorno a loro anche attraverso uno strumento di solidarietà concreta come il lascito solidale.

Il punto di partenza è la considerazione che attualmente il Codice penale italiano, all’articolo 609-bis, prevede che il reato di stupro sia necessariamente collegato agli elementi della violenza, della minaccia, dell’inganno, o dell’abuso di autorità. In nessun modo lo stupro viene definito “un rapporto sessuale senza consenso”. Pertanto, l’organizzazione chiede al ministro della Giustizia che la legislazione italiana si adegui alle norme internazionali, modificando l’articolo 609-bis del Codice penale per considerare reato qualsiasi atto sessuale senza consenso.

Lo spiega la coordinatrice della campagna, Tina Marinari. «La Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale di più vasta portata sul tema della violenza contro le donne, ha posto in maniera chiara il tema della necessità di passare dalla repressione alla prevenzione dell’abuso – afferma -. Nonostante l’Italia abbia ratificato la Convenzione oltre dieci anni fa, il nostro Codice penale non è mai stato aggiornato secondo le direttive del documento». Negli ultimi anni, ricorda Marinari, diversi stati europei hanno allineato la definizione del reato di violenza sessuale alla Convenzione: il 1° giugno, la Svizzera e, il 4 luglio, i Paesi Bassi hanno approvato un emendamento alla legge sui reati sessuali, che definisce ora il sesso senza consenso come stupro. «Al contrario, la nostra legge è ancora specchio di una cultura basata sulla discriminazione di genere, sullo sbilanciamento di potere nelle relazioni e sulla colpevolizzazione della persona offesa. La paura, la vergogna e la mancanza di fiducia nel sistema giudiziario – prosegue – non devono essere fattori di dissuasione, per donne e ragazze, dal denunciare le aggressioni e maltrattamenti subiti».

Di pari passo con la modifica della legge, nell’analisi della coordinatrice della campagna va operato anche un cambiamento culturale, nelle percezioni e nella consapevolezza di tutti i cittadini. «Quando si parla di violenza sessuale, è mentalità diffusa ritenere che la vittima sia in qualche modo responsabile dell’aggressione subita: per i vestiti che indossava, per l’atteggiamento mostrato, per la maniera in cui ha parlato – riflette -. Se vogliamo vivere in una società dove non siamo costretti a leggere ogni settimana notizie di femminicidi, stupri e violenze, dobbiamo partire con il radicale cambiamento culturale, rafforzando la consapevolezza nelle giovani generazioni sull’importanza del rispetto della reciproca libertà e autonomia, combattendo gli stereotipi di genere e chiarendo il concetto di consenso». Di qui l’idea di promuovere la campagna #IoloChiedo nelle scuole e nelle piazze. «Ci impegniamo a coinvolgere le istituzioni – conclude Marinari -, da cui deve partire la revisione legislativa».

14 luglio 2023