Giovedì Santo, Francesco: «Dio ama ognuno di noi»

Durante la Messa in Coena Domini nel carcere di Rebibbia il Papa ha lavato i piedi a dodici detenuti: «Gesù non si stanca di perdonare»

Durante la Messa in Coena Domini nella chiesa “Padre Nostro” di Rebibbia il Papa ha lavato i piedi a dodici detenuti: «Gesù non si stanca di perdonare»

«L’amore di Gesù per noi non ha limiti e non delude mai, perché Lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonare, non si stanca di abbracciarci. Gesù ci ha amato, ognuno di noi, sino alla fine». Sono forti e toccanti le parole che Francesco ha rivolto ai detenuti e alle detenute del carcere romano di Rebibbia, dove quest’anno ha scelto di celebrare la Messa “in coena Domini” del Giovedì santo, lavando e baciando i piedi a dodici reclusi nella memoria dell’ultima cena e dell’istituzione dell’Eucaristia che introduce nel triduo pasquale.

Spiccano però soprattutto i gesti di amore e di misericordia compiuti in nome di Cristo nei confronti di chi vive al di là delle sbarre, che costituiscono la cifra vera della presenza di Francesco nel penitenziario romano, abitato da 2.100 detenuti, di cui 350 donne. Una gestualità fatta di abbracci, sorrisi e benedizioni che oltre 600 persone hanno avuto modo di sperimentare da vicino. Sin dal suo arrivo nel cortile della casa circondariale Nuovo Complesso, dove lo attendevano in centinaia, tra reclusi (molti stranieri), agenti penitenziari, volontari e impiegati. Senza fretta, Francesco li ha salutati uno ad uno ricambiando il loro affetto.

Li ha baciati e si è lasciato baciare sulle guance, abbracciare e accarezzare il volto. Ha benedetto persone, oggetti e anche un cartellone con la foto di un detenuto suicidatosi qualche giorno prima, ricordato dal cappellano don Sandro Spriano durante la Messa. «Ringrazio tutti voi per l’accoglienza tanto calorosa e sentita. Grazie tante», ha detto il Papa con emozione prima di entrare nella chiesa “Padre Nostro”, dov’è stato accolto dal lungo applauso di 300 detenuti, 150 uomini e altrettante donne provenienti dal vicino complesso femminile, 15 delle quali con i loro bambini. Papa Bergoglio è il terzo Pontefice a recarsi a Rebibbia dopo la visita di Giovanni Paolo II, che nel 1983 incontrò il suo attentatore Alì Agca, e quella di Benedetto XVI nel 2011.

A concelebrare con Francesco, tra gli altri, il cardinale vicario Agostino Vallini e il sostituto della Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu. Una celebrazione vissuta con semplicità e commozione dai presenti, toccati in profondità dalle parole e dagli sguardi del vicario di Cristo, che nella breve omelia a braccio ha ripetuto con forza: «Gesù ci ha amato. Gesù ci ama. Senza limiti, sempre, sino alla fine. Non si stanca di amare. Nessuno. Ama tutti noi, al punto da dare la vita per noi, per ognuno, con nome e cognome. Il suo amore è così: personale». Introducendo il rito della lavanda dei piedi, compiuto da Gesù nell’ultima cena, il Santo Padre ha ricordato che a quel tempo erano gli schiavi, e non i padroni, a pulire i piedi agli ospiti prima che entrassero in casa.

«Gesù, è tanto il suo amore che si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci», ha spiegato, precisando che i dodici detenuti ai quali avrebbe lavato i piedi rappresentano «tutti quelli che abitano qui» e chiedendo loro di pregare «perché il Signore lavi anche le mie sporcizie e perché diventi più schiavo nel servizio della gente, come è stato Gesù». Quindi Francesco si è inginocchiato per lavare, asciugare e baciare ad uno ad uno i piedi di dodici carcerati, sei uomini e sei donne: due nigeriane (una, molto commossa, con in braccio il suo bambino), una congolese, due italiane, un’ecuadoregna, un brasiliano, un nigeriano e quattro detenuti italiani. La commozione ha rigato di lacrime il loro volto, ma anche quello di tanti presenti che hanno percepito la presenza di Cristo nel gesto di amore del Pontefice. Al termine della Messa un lungo applauso ha avvolto Francesco, che ha abbracciato e baciato ancora a lungo prima di ripartire alla volta del Vaticano dopo quasi due ore e mezzo di visita.

7 aprile 2015