Giugno 1990, per il Sinodo la luce della fede
L’avvio della fase celebrativa del cammino sinodale con Giovanni Paolo II in San Pietro: la cronaca nell’articolo di Roma Sette. La consegna di una lampada a tutte le parrocchie
Sono venuti da tutta Roma, nella Solennità di Pentecoste, per ricevere una piccola lampada di pietra grigia, simbolo della luce della fede che non cesserà mai di illuminare il cammino sinodale. Accanto a questa certezza, i rappresentanti delle parrocchie hanno portato alle rispettive comunità anche un preciso messaggio, loro affidato dal Cardinal Vicario Ugo Poletti: l’Assemblea Sinodale diocesana sarà convocata nella Basilica di S. Giovanni in Laterano prima della Pentecoste del 1992. Con la suggestiva celebrazione svoltasi domenica, scorsa, alla presenza del Santo Padre, nella Basilica di S. Pietro, il Sinodo pastorale diocesano ha così abbandonato, a quattro anni di distanza dall’indizione (la Veglia di Pentecoste dell’86), la fase preparatoria e ha cominciato la parte celebrativa. La Basilica era già gremita di fedeli alle 9,30 quando il Papa ha fatto il suo ingresso dalla lunga schiera dei cinquanta concelebranti e dei ministranti che sono giunti in processione sino all’Altare della Confessione, adornato di gladioli rossi. Tra gli altri presenti vi erano numerosi parroci, i membri del Consiglio Presbiterale, della Consulta per l’Apostolato dei Laici, insieme ai componenti degli organismi operativi del Sinodo, della Commissione preparatoria centrale e delle 15 Commissioni sinodali.
All’inizio della celebrazione il Cardinal Poletti ha descritto al Santo Padre il lavoro sinora compiuto, soffermandosi in particolare sulla necessità di «nuova evangelizzazione» di questa città bisognosa di riscoprire la fede perduta. Roma non riesce più ormai ad essere un esempio concreto dei valori cristiani, non offre più al mondo quelle «voci di grandezza morale» ricordate dal Papa durante l’inaugurazione dell’Olimpico e la sua Chiesa vive assediata, ha detto il Cardinale, «da sollecitazioni di secolarismo, di indifferenza ai più sacri valori della persona, della vita, della famiglia, della solidarietà, del lavoro, della giustizia e delle nuove povertà».
Giovanni Paolo II ha quindi introdotto il rito della aspersione dell’assemblea con l’acqua benedetta, «memoria del battesimo», esortando i fedeli presenti ad «aprire la mente ed il cuore alla grazia dello Spirito Santo». Dopo l’omelia, in cui il Papa ha inviato «ad approfondire, assimilare e tradurre in orientamenti operativi» le riflessioni sinora scaturite dal Sinodo e «ad impegnarsi perché sia stabilita l’unità nella verità» tra gli esponenti di diverse culture e civiltà oggi presenti a Roma, le intenzioni della preghiera universale sono state lette in sei lingue: rumeno, inglese, tedesco, swahili, italiano e cinese. Si è pregato per le Chiese di Oriente e di Occidente, perché «sostenute e guidate dallo Spirito Santo rinnovino il loro impegno verso la piena comunione e formino un cuor solo e un’anima sola»; per il Papa e tutto il corpo ecclesiale; per i governanti, per «gli araldi della fede che soffrono a causa del Vangelo», per tutta l’assemblea dei presenti ed infine per il Sinodo, affinché «penetri nella via sociale della città e rafforzi la testimonianza della carità».
Prima di terminare la S. Messa, i trentasei rappresentanti delle Prefetture della diocesi sono sfilati dinanzi al Papa, che ha consegnato a ciascuno di loro la lampada precedentemente accesa alla fiamma del cero pasquale. A conclusione della celebrazione, essi stessi hanno affidato le lucerne ai delegati di tutte le parrocchie romane, insieme al formulario rituale che verrà usato nelle Messe con le quali oggi, festa della Ss. Trinità, ogni singola comunità cristiana di Roma accoglierà la propria «lampada del Sinodo», memoria del fuoco di Pentecoste.
Queste lucerne arderanno da oggi in ogni parrocchia e rappresenteranno, come ha affermato Giovanni Paolo II, un richiamo alla «fedeltà ed all’entusiasmo» con cui la diocesi deve portare a compimento il progetto pastorale, un «impegno della comunione» con il Vescovo di Roma e con i suoi collaboratori e soprattutto un invito a ridestare «la consapevolezza della missione, affinché arrivi agli indifferenti ed ai lontani la luce del Vangelo e il fuoco dell’amore». (di Eugenio Fatigante)
10 giugno 1990

