Gli arazzi di Raffaello tornano nella Sistina

L’esposizione promossa dai Musei Vaticani nell’ambito delle celebrazioni per il V centenario della morte del “divino pittore”, fino al 23 febbraio

Gli arazzi di Raffaello tornano a adornare la Cappella Sistina. Fino a domenica 23 febbraio i visitatori dei Musei Vaticani avranno la possibilità, dopo 500 anni, di ammirare la cappella “magna” con l’aspetto originario concepito dal “divino pittore” e da Papa Leone X de’ Medici per coprire i finti tendaggi nel registro inferiore della cappella. L’esposizione è stata presentata alla stampa questa mattina, lunedì 17 febbraio, ed è stata promossa dai Musei del Papa nell’ambito delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio. Raffiguranti alcune vicende del Vangelo e degli Atti degli Apostoli, i manufatti furono realizzati tra il 1515 e il 1519 a Bruxelles, nella bottega di Pieter van Aelst, e giunsero in Vaticano tra il 1519 e il 1521. I dieci arazzi e i due fregi in lana, seta e fili d’argento dorato furono compiuti sui cartoni di Raffello, sette dei quali sono conservati dal 1865 nel Victoria and Albert Museum di Londra. Gli arazzi sono invece custoditi nelle collezioni Vaticane ed esposti a rotazione nella sala numero otto della Pinacoteca dedicata a Raffaello. Dopo secoli, e solo per una settimana, saranno esposti tutti insieme. Solo alcuni pezzi furono appesi una prima volta nel 1983 – per un solo giorno – e poi nel 2010 in occasione di una straordinaria apertura notturna.

Sul lato sinistro della Cappella Sistina, sotto agli affreschi dedicati alle Storie di Mosé e Aronne, sono stati collocati cinque arazzi – dalla “Lapidazione di Santo Stefano” alla “Morte di Anania”, passando dalla “Pesca miracolosa”, la “Consegna delle chiavi” e la “Guarigione dello storipio” – e il Fregio delle ore. Ai piedi degli affreschi destinati alle storie di Gesù, sulla parete nord, sono invece stati affissi i manufatti rappresentanti La “Conversione di Saulo”, “L’accecamento di Elima”, il Fregio delle Stagioni, il “Sacrificio di Listra, “San Paolo in carcere (Terremoto)” e “San Paolo ad Atene”.

Di fatto, gli arazzi rappresentano il completamento iconografico, teologico e catechetico della Cappella universale. I primi sette giunsero in Vaticano nel 1519 e il 26 dicembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria del primo martire cristiano, Santo Stefano, furono esposti per la celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina. Raffaello morì pochi mesi dopo, il 6 aprile 1520, e non poté assistere all’arrivo degli ultimi tre arazzi nel 1521.

La “nuova” Cappella Sistina, per la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta mostra una «ineguagliabile catechesi visiva. Una esposizione unica dal punto di vista teologico e visivo». Il progetto, ha spiegato, è nato con l’idea di «condividere la bellezza. Raffello ha rappresentato per il Rinascimento, una figura chiave perché ha prodotto tanta bellezza e veicolato attraverso essa valori di concordia, libertà e armonia che servirebbero anche oggi». Alessandra Rodolfo, curatrice dei reparti arazzi e tessuti e arte dei secoli XVII e XVIII dei Musei Vaticani, ha assicurato che l’esposizione è avvenuta «in massima sicurezza» e che gli arazzi sono normalmente conservati sotto vetro.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 23 febbraio (ultimo accesso alle ore 12.30), ultima domenica del mese in cui è prevista l’accesso gratuito ai Musei. Per l’anno sanzio 2020, i Musei del Papa hanno in programma, tra l’altro, il restauro della Sala di Costantino, la quarta e la più grande delle Stanze di Raffaello. Ancora, in autunno, grazie a Papa Francesco, saranno esposte nella Pinacoteca Vaticana due opere raffaellesche raffiguranti Pietro e Paolo, patroni di Roma, conservate nell’appartamento pontificio.

17 febbraio 2020