Gli atenei, ponte per la pace. Da Roma a Israele

Un convegno per i 2 anni di collaborazione tra Università Europea di Roma e Università Ebraica di Israele. Al centro, la scienza dell’energia

Un convegno per fare il punto su due anni di collaborazione tra Università Europea di Roma e Università Ebraica di Israele. Al centro, la scienza dell’energia

La scienza dell’energia, e le sue applicazioni pratiche nell’ambito della gestione dell’acqua, del gas e e delle biotecnologie, è materia strettamente legata alla crescita e alle “politiche pubbliche” dell’area mediorientale: a dimostrare l’assunto è l’Università europea di Roma che, due anni fa, ha intrapreso una collaborazione sul tema con l’Università Ebraica di Israele. Da quel primo incontro a Gerusalemme, nell’istituto pontificio “Notre Dame”, sono stati portati avanti diversi studi che dimostrerebbero come una efficiente gestione delle risorse energetiche possa condurre intorno ad un tavolo Paesi storicamente in attrito. A sostenerlo, in occasione del convegno “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” (titolo che richiama le parole dell’enciclica di Paolo VI Populorum Progressio) tenutosi a Roma ieri, martedì 26 maggio, è Paolo Sorbi, sociologo dell’ateneo di ispirazione cristiana: «Noi scegliamo Israele perché è l’unica realtà democratica nell’area del Medio Oriente – ammette – ma grazie a questa dobbiamo agire da ponte verso le altre realtà accademiche arabe».

Terreno di scontro con i Paesi circostanti, quello della desalinizzazione dell’acqua, in quanto bene comune, è tema che in Israele impegna diverse tipologie di tecnici, tutti con formazione umanistica. L’attuale contesto socio culturale «favorisce infatti, in ampie fasce di giovani ricercatori universitari, lo sviluppo di un’economia nuova basata sul rispetto per ogni essere umano e su una compatibile crescita economico-ambientale». In quelle aree, il controllo e la condivisione possibile delle acque sono decisivi per la stessa sopravvivenza politica. «Da tempo si perfeziona e diffonde anche in altri Paesi circostanti, come Giordania ed Egitto, l’insieme delle tecnologie per la “desalinizzazione” del mare che sta rendendo Israele semi-indipendente dal bisogno estremo dell’acqua». Pur essendo un fatto inedito, quello della stipula di contratti internazionali che mai sarebbero stati ipotizzati fino a ieri, «noi siamo realisti – riconosce Sorbi -. Siamo coscienti delle nostre possibilità come delle sconfitte. Le gestioni dell’acqua e del gas sono passi dello sviluppo ma il primato, indubbiamente, è della politica», la sola che può lavorare all’affermazione della pace. «Ciò non toglie che la scienza abbia un suo spazio di autonomia», come dimostra il fatto che gli enti museali israeliani si siano attivati per salvare il patrimonio archeologico siriano dalla furia devastatrice dell’Isis.

«Fondata nel 1925, l’Università Ebraica è la più antica università di Israele – ricorda il sociologo Uzi Rebhun -. Considerata la maggiore istituzione accademica del Paese, è tra le 100 migliori università del mondo che ha avuto tra i suoi fondatori e primi professori uomini come Albert Einstein e Martin Buber». Ed è lì, a Gerusalemme, che il 22 giugno si terrà l’incontro in cui saranno resi pubblici gli studi frutto della collaborazione dei due atenei. A margine del convegno ci sarà un dibattito tra i maggiori esperti di archeologia sugli scavi condotti presso le rive del lago di Tiberiade, a Magdala, dove è stata trovata una sinagoga del primo secolo d.C. e un intero piccolo villaggio di pescatori.

27 maggio 2015