Gli studenti romani a scuola di inclusione con Scholas Occurrentes

Il programma nato a Buenos Aires dall’allora arcivescovo Bergoglio per la prima volta nella Capitale. All’Istituto Einaudi coinvolti 200 giovani

Il programma nato a Buenos Aires dall’allora arcivescovo Bergoglio per la prima volta nella Capitale. All’Istituto Einaudi coinvolti 200 giovani tra i 16 e i 18 anni

«Papa Francesco ha sempre sostenuto che i giovani hanno bisogno di un altro tipo di educazione oltre a quella scolastica e che l’arte è l’unico modo che hanno per esprimersi, per permettere loro di superare quella crisi interiore che coinvolge i ragazzi di tutto il mondo.  Con questo spirito, quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, creammo insieme Scholas Cittadinanza per gli studenti argentini e mai avremmo immaginato che ci
saremmo ritrovati a Roma, io come direttore mondiale della fondazione Scholas Occurrentes  e lui come Papa». È emozionato José María del Corral, direttore di Scholas, ricordando i venti anni di amicizia con Bergoglio. Il programma per la formazione degli studenti delle scuole superiori, Scholas Cittadinanza, inserito nella fondazione Scholas Occurrentes, è per la prima volta in Italia e dal 30 marzo sta contagiando gli studenti romani diffondendo una cultura di inclusione, accoglienza e accettazione del prossimo.

Nata nelle cosiddette «escuelas de vicinos» argentine per promuovere l’integrazione sociale attraverso l’arte, la tecnologia e lo sport, Scholas oggi è presente in 190 Paesi con una rete che comprende 446.133 scuole. Protagonisti del programma in questa settimana, ospiti dell’Istituto professionale e tecnico turistico “Einaudi”, sono duecento ragazzi di nazionalità e fedi diverse, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, provenienti da varie scuole pubbliche e private della Capitale. Indifferenza e discriminazione i temi scelti per le attività. Dai questionari che hanno compilato i ragazzi si evince che il 45,4% si è sentito discriminato (il 44,4% per la nazionalità e il 39% per l’aspetto fisico); il 53,8% si è sentito costretto a fare qualcosa (il 20,5% è  stato costretto, per esempio, a seguire una dieta). Gli studenti sono stati divisi in due gruppi di lavoro: hanno ascoltato tante testimonianze e
hanno elaborato delle proposte e dichiarazioni di impegno che domani, venerdì 7 aprile, saranno presentate al ministro della Pubblica istruzione. José María del Corral le presenterà poi anche al Papa.

Dopo solo una settimana gli studenti si dicono più inclini a prestare attenzione al prossimo, a cominciare dalla famiglia, ad esprimere meno giudizi affrettati, con una crescente voglia di relazionarsi e di abbattere le barriere personali. Nella palestra della scuola si respira un’aria gioiosa già alle 8 del mattino. Giochi, canti, balli, timide esibizioni che si concludono tra applausi e strette di mano. José María del Corral sorride mentre li
osserva: «Fino a pochi giorni fa erano chiusi in loro stessi – racconta -, solo in compagnia del proprio gruppo, non si esponevano. Oggi si mettono in gioco, hanno assaporato la bellezza della convivenza». Alcuni di loro non avevano accettato positivamente la proposta di partecipare al programma. «Era la scusa per perdere qualche giorno di scuola, non avrei mai immaginato di imparare tanto e di scoprire che anche io spesso ho giudicato con troppa superficialità», dice Daniele, 17 anni, inserito nel gruppo di lavoro sulle discriminazioni. È rimasto molto colpito dalla testimonianza di una ragazza musulmana la quale ha detto che spesso ha paura di uscire di casa e di essere insultata per il velo che
indossa. Greta, 18 anni, lavora nel gruppo “Indifferenza”. «Non ci avevo mai fatto caso ma tante volte non ho prestato attenzione ai miei compagni di classe o alla mia famiglia – afferma -. Partecipare al programma è stata una esperienza bellissima e mi piacerebbe in futuro propormi come volontaria per diffonderlo in altre scuole nel mondo». «Far partecipare i ragazzi è stata per noi insegnanti una sfida ed è bello vederli felici perché hanno compreso che i loro problemi sono comuni a tanti loro coetanei con i quali hanno stabilito un punto d’incontro», afferma Teresa Maria Carelli, insegnante di religione
all’istituto Rossellini.

Dal 2 luglio la fondazione sarà a Gerusalemme per il congresso annuale. «Scholas farà da mediatore tra i ragazzi palestinesi e quelli israeliani», conclude José María del Corral.

6 aprile 2017