Guerra in Ucraina: distrutta la diga sul Dnipro
Inondazioni e morti. Kiev: a rischio 42mila persone. I servizi di emergenza russi parlano di 2.700 abitazioni allagate. E fra Ucraina e Federazione russa rimbalzano le accuse. Zelensky: «Una enorme chiazza di petrolio verso il Mar Nero». Riunito il Consiglio di sicurezza Onu
«La gravità di questo episodio sarà comprensibile nei prossimi giorni, ma è già chiaro che avrà conseguenze enormi per migliaia di persone». Si è aperta con queste parole del capo degli Affari umanitari dell’Onu Martin Griffiths, ieri pomeriggio, 6 giugno, a New York la riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, richiesta sia dall’Ucraina che dalla Federazione russa, a poche ore dall’attentato alla diga di Nova Kakhovka, nella regione di Kherson, nell’Ucraina occupata dai russi. «Siamo molto preoccupati anche dal rischio di contaminazione di mine con il movimento dell’acqua – ha continuato Griffiths -. La contaminazione delle mine riguarda il 30% del territorio ucraino e l’oblast di Kherson è una delle più colpite», ha aggiunto, sottolineando che «non poter portare aiuti a migliaia di persone che hanno bisogno di assistenza potrebbe essere catastrofico».
Era da mesi che le due parti in guerra si accusavano a vicenda di voler far saltare in aria la diga, un bacino da 18 milioni di metri cubi, costruita nel 1958, strategica per alimentare la Crimea e la centrale nucleare di Zaporizhzhia. E ora che è stata distrutta continuano ad accusarsi a vicenda di essere dietro all’attentato. Intanto, l’acqua contenuta in un bacino lungo 240 chilometri che separa le forze dei due schieramenti ha cominciato a riversarsi a valle inondando decine di villaggi. Circa 42mila, secondo i funzionari ucraini citati dal Guardian, le persone a rischio su entrambe le sponde del fiume Dnipro, anche se il picco dell’onda alluvionale è previsto per oggi, 7 giugno. Secondo i servizi di emergenza russi, circa 2.700 abitazioni sono state allagate dopo l’esplosione e 1.300 persone sono state evacuate evacuate, riferisce la Tass. In tutta la regione di Kherson è stato dichiarato lo stato di emergenza.
La distruzione della diga, ha assicurato il presidente ucraino Volodymir Zelensky, «non influenzerà e non cambia i piani della controffensiva». L’esplosione, ha scritto su Telegram dopo un incontro con il suo staff, «non ha influito sulla capacità dell’Ucraina di liberare i propri territori. Lo stato di prontezza è massimo», ha aggiunto riferendosi alle truppe. Quindi, dalle pagine web della presidenza ucraina, ha reso noto che a causa dell’esplosione «si è formata una chiazza di petrolio di almeno 150 tonnellate che viene trasportata dalla corrente verso il Mar Nero. Non possiamo ancora prevedere quanta parte delle sostanze chimiche, dei fertilizzanti e dei prodotti petroliferi stoccati nelle aree alluvionate finirà nei fiumi e nel mare – ha precisato -. L’evacuazione delle persone dall’area allagata è in corso: quasi ottanta insediamenti sono a rischio».
Le inondazioni hanno danneggiato i vicini ponti della regione meridionale di Mykolaiv, ha riferito il capo dell’amministrazione militare della città di Snihurivka Ivan Kukhta, citato dalla Cnn. Molti i morti. Migliaia gli evacuati. Diversi soldati russi sono stati travolti dalle acque, hanno riferito alla Cnn alcuni soldati ucraini: molti sono rimasti uccisi o sono stati feriti nel caos. Il capo dell’amministrazione cittadina russa Vladimir Leontyev, citato da Ria Novosti, ha detto che sette persone risultano disperse in seguito all’esplosione della centrale idroelettrica e all’allagamento della zona vicino a Novaya Kakhovka. «Stiamo cercando i dispersi, c’erano dei pastori in quella zona», ha riferito.
Duro il braccio di ferro al Palazzo di Vetro dell’Onu. «Questo è solo un singolo atto di terrorismo russo, ora la Russia è colpevole di brutale ecocidio – ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky -. Il mondo deve reagire – ha aggiunto – e la Russia deve lasciare la terra ucraina». Identica l’accusa – «terrorismo» – rivolta all’Ucraina dal ministero degli Esteri russo, che ha chiesto alla comunità internazionale di «condannare l’atto criminale» di Kiev, affermando che il sabotaggio fa parte del piano delle autorità ucraine per la controffensiva da tempo annunciata. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha attribuito a Kiev anche l’intenzione di privare di acqua la Crimea annessa alla Russia, che per il suo rifornimento idrico dipende in gran parte da un canale proveniente dalla diga.
7 giugno 2023

