I cardinali chiamati a eleggere «il Papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno»

Nella basilica di San Pietro la Messa “pro eligendo pontifice” presieduta dal cardinale decano Giovanni Battista Re, che anticipa l’ingresso dei porporati nella Cappella Sistina. «Fra i compiti di ogni successore di Pietro, quello di far crescere la comunione»

Inizia oggi, 7 maggio, il Conclave che eleggerà il 267° successore di Pietro. I 133 cardinali elettori arrivati a Roma (due aventi diritto al voto sono assenti per motivi di salute) sono chiamati a compiere «un atto di massima responsabilità umana ed ecclesiale». Sorretti dalla forza dello Spirito Santo, che nell’ultimo secolo ha «donato una serie di pontefici veramente santi e veramente grandi», i cardinali devono eleggere «il Papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato».

Un pastore che deve essere scelto tralasciando ogni «considerazione personale», avendo «nella mente e nel cuore solo il Dio di Gesù Cristo e il bene della Chiesa e dell’umanità». Perché non si tratta di «un semplice avvicendarsi di persone, ma è sempre l’apostolo Pietro che ritorna». Lo ha affermato il cardinale decano Giovanni Battista Re nell’omelia della Messa “pro eligendo Romano Pontifice” che ha presieduto questa mattina, 7 maggio, nella basilica di San Pietro. Oggi pomeriggio poi alle 16.30 i porporati raggiungeranno in processione la Cappella Sistina partendo dalla Cappella Paolina.

A poche ore dall’«extra omnes», il cardinale ha esortato a pregare il Signore affinché conceda «alla Chiesa il Papa che meglio sappia risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio. Il mondo di oggi – ha detto – attende molto dalla Chiesa per la salvaguardia di quei valori fondamentali, umani e spirituali senza i quali la convivenza umana non sarà migliore né portatrice di bene per le generazioni future».

L’amore reciproco e la fraternità sono stati i temi centrali delle letture proclamate durante la liturgia, in una basilica gremita. Ai primi posti, intorno all’altare, 220 cardinali, elettori e non. A seguire vescovi, arcivescovi, canonici della basilica vaticana, sacerdoti, religiosi e semplici fedeli. «Fra i compiti di ogni successore di Pietro – ha spiegato Re – vi è quello di far crescere la comunione». Quella dei cristiani con Cristo, dei vescovi con il Papa e dei presuli tra loro, ha esplicitato. Non deve essere «una comunione autoreferenziale», ha quindi avvertito, ma deve promuovere la concordia «fra le persone, i popoli e le culture, avendo a cuore che la Chiesa sia sempre “casa e scuola di comunione”». Il decano si è quindi soffermato sull’unità della Chiesa «voluta da Cristo», che non deve basarsi sull’«uniformità» ma deve rispecchiare una «salda e profonda comunione nelle diversità, purché si rimanga nella piena fedeltà al Vangelo».

La Messa è stata celebrata quasi interamente in latino, fatta eccezione per le letture – in inglese, in italiano e in spagnolo -, e la preghiera dei fedeli, durante la quale sono state elevate suppliche di intercessione anche in swahili, idioma di alcuni stati africani, in malayalam, parlato in India, e in cinese, in linea con il primo conclave multipolare della storia. Tra i concelebranti all’altare i cardinali Pietro Parolin e Francis Arinze.

Nell’omelia, pronunciata in un clima solenne, Re, rifacendosi alle meditazioni di Giovanni Paolo II raccolte nel “Trittico Romano”, ha infine consigliato di seguire l’auspicio del Papa polacco, vale a dire che «nelle ore della grande decisione mediante il voto, l’incombente immagine michelangiolesca di Gesù Giudice ricordasse a ciascuno la grandezza della responsabilità di porre le “somme chiavi” nelle mani giuste».

Stamattina alle 7 è scattato anche il piano sicurezza che resterà attivo fino alla prima celebrazione del nuovo Papa. Dalle prime ore di oggi, perimetrate via della Conciliazione, via di Porta Angelica e piazza del Sant’Uffizio. Oltre 4mila gli uomini in campo per consentire a fedeli e a pellegrini di attendere in sicurezza la fumata bianca e l’Habemus papam che sarà pronunciato dal cardinale protodiacono Dominique Mamberti. Previsto il consueto doppio passaggio di controlli: ai varchi di pre-filtraggio e ai check-point lungo le due ali del colonnato di San Pietro.

7 maggio 2025