I cristiani nel mondo, “Perseguitati e dimenticati”

Presentato il rapporto di Acs. Cresciute da 6 a 10 le nazioni di persecuzione «estrema». Preoccupa anche l’aumento di attacchi in Israele

Presentato il rapporto di Acs. Cresciute da 6 a 10 le nazioni di persecuzione «estrema». Preoccupa anche l’aumento di attacchi in Israele

 

Sono i cristiani il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione continua a peggiorare in molti dei Ppaesi in cui affrontano da tempo gravi limitazioni alla libertà religiosa. Questo il dato che emerge da “Perseguitati e dimenticati. Rapporto sui cristiani oppressi in ragione della loro fede tra il 2013 e il 2015”, presentato ieri, martedì 13 ottobre, dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre. A dare voce alle comunità ecclesiali sparse per il mondo, testimoni come Louis Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, l’arcivescovo di Kaduna, in Nigeria, Matthew Man-oso Ndagoso, monsignor Antonio Franco, assessore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e già nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico a Gerusalemme e in Palestina. Con loro Alfredo Mantovano, presidente della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che soffre, e la portavoce di Acs Italia Marta Petrosillo.

Al centro dell’analisi, che integra il rapporto biennale di Acs sulla libertà religiosa nel mondo, c’è unicamente la persecuzione anticristiana, analizzata nei 22 Paesi nei quali i cristiani subiscono gravi limitazioni alla libertà religiosa. In 17 di questi la condizione si è aggravata nel periodo preso in esame, vale a dire tra l’ottobre 2013 e il giugno 2015. Ancora, sono aumentate da 6 a 10 anche le nazioni classificate come di «estrema persecuzione»: a Cina, Eritrea, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Corea del Nord si sono
aggiunti infatti Iraq, Nigeria, Sudan e Siria. Tutti segnati dall’ascesa dell’estremismo islamico, che si conferma come «una delle principali minacce alla comunità cristiana», si legge nel rapporto. Dieci dei 17 Paesi in cui si sono registrati peggioramenti sono stati colpiti dalle violenze dei fondamentalisti. Basti pensare all’Iraq, dove oltre 120mila cristiani sono stati obbligati dai miliziani dello Stato islamico a scegliere se convertirsi all’Islam o morire; o alla Nigeria, dove la setta estremista Boko Haram ha costretto alla fuga 100mila cristiani dalla sola diocesi di Maiduguri, nella quale sono state distrutte ben 350 chiese. L’arcivescovo di Kaduna Matthew Man-oso Ndagoso parla di corruzione, racconta di un Paese ricco di risorse che solo pochi controllano e nel quale «l’interesse comune non è mai stato perseguito per anni». E riguardo a Boko Haram denuncia: «Nessuno sa chi li sovvenziona. Vista la quantità di armi che hanno a disposizione, credo non abbiano solo alleati locali ma anche internazionali. Spero – conclude – che il governo prima o poi scopra chi sono».

Sempre di più i cristiani costretti a emigrare, al punto da mettere a rischio l’esistenza stessa di alcune comunità. È il caso del Medio Oriente, dove non è remota la possibilità che la secolare presenza cristiana possa estinguersi, denunciano da Acs, citando l’esempio dell’Iraq, dove la popolazione è diminuita da un milione a meno di 300mila dal 2002 ad oggi, con una media di 60/100mila partenze ogni anno. «Se la tendenza continuasse, la comunità cristiana non esisterebbe in soli 5 anni. Senza contare che oggi la metà dei cristiani rimasti è costituita da sfollati interni costretti ad abbandonare le proprie case per colpa del Califfato». L’Isis, dichiara con fermezza monsignor Antonio Franco, assessore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, «è una minaccia seria che ha dimostrato di aver galvanizzato delle forze che vengono da varie regioni. Non c’è possibilità di dialogo».

Dell’esodo dei cristiani parla anche il patriarca Sako. E usa anche lui parole ferme per ribadire che «la comunità internazionale deve cacciare l’Isis e permettere ai rifugiati iracheni in Kurdistan di tornare a casa perché è un’ingiustizia». I cristiani perseguitati, continua, «si sentono abbandonati, anche se da ogni parte sentiamo discorsi di condanna. Un terzo del territorio dell’Iraq è occupato dallo Stato islamico; per liberarlo è necessario che la comunità internazionale si muova dietro mandato dell’Onu. Credo – è la conclusione del patriarca – che l’intervento della Russia sia molto serio: forse i russi possono fare qualcosa per trovare un equilibrio».

Di natura diversa il fondamentalismo che colpisce i cristiani in India, dove i movimenti nazionalisti indù hanno messo a segno numerosi attacchi anticristiani, e perfino l’arcivescovo di Ranchi, il cardinale Telesphore Toppo, è stato minacciato di morte. Restando nel subcontinente indiano, in Sri Lanka estremisti buddisti hanno distrutto o causato la chiusura di numerose chiese: nel 2014 sono state 60 le cappelle e le chiese attaccate; nel 2013 sono diventate 105. Da Acs denunciano anche l’aumento di attacchi anticristiani in Israele, «l’unico Paese mediorientale in cui la popolazione cristiana è in crescita». Significativo l’attentato del giugno 2015 alla chiesa del miracolo dei pani e dei pesci, indicato da molti leader cristiani come espressione di una ben più estesa serie di attacchi. Inoltre «la conferma di Netanyahu alle elezioni del marzo 2015, e la sua alleanza con il Partito nazionalista religioso Focolare ebraico, alimenta ulteriormente i timori dei cristiani i quali, nonostante le rassicurazioni governative, dubitano che i loro interessi possano essere salvaguardati dalle autorità».

Cristiani fortemente limitati nella loro libertà religiosa anche nelle nazioni governate da regimi autoritari e totalitaristi. Come la Corea del Nord, dove nel marzo 2014 Kim
Jong-un ha ordinato l’esecuzione di 33 cristiani, accusati di essere delle spie. Si stima, viene rilevato nel rapporto, che almeno il 10% dei circa 400mila cristiani del Paese siano detenuti in campi di lavoro in cui subiscono torture, omicidi, stupri ed esperimenti medici. I detenuti per motivi religiosi infatti ricevono trattamenti peggiori rispetto agli altri prigionieri. Anche in Eritrea, «nota non a caso come la Corea del Nord d’Africa», si
ritiene siano circa 3mila detenuti – in maggioranza cristiani – i detenuti imprigionati per motivi religiosi.

Ancora, nel mirino di Acs ci sono Cina e Vietnam, dove la libertà di culto è fortemente limitata dallo Stato. In Vietnam, informano da Acs, il decreto 92 obbliga i gruppi religiosi a ottenere permessi per incontri religiosi e i sacerdoti a partecipare a programmi di educazione, e l’imminente nuova legge sulla religione, prevista a cavallo tra il 2015 e il 2016, «potrebbe comportare nuove restrizioni alla libertà religiosa». 449 i leader religiosi imprigionati in Cina nel 2014: «Uno degli anni peggiori per i cristiani»; nel 2015, 650 le aggressioni nella provincia di Zeijang, tra cui la distruzione totale o parziale di numerose chiese.

Diversa la situazione di altri Paesi nei quali il grado di violazione della libertà religiosa è meno grave, ma per i quali la soglia di attenzione è comunque alta. A cominciare dalla Russia, dove la legge è «piuttosto severa» nei confronti dei cristiani e in alcuni casi le comunità religiose non hanno potuto registrare le proprie chiese. In Turchia, invece, i cristiani sono tuttora considerati cittadini di seconda classe e temono fortemente l’ascesa
del fondamentalismo all’interno della società.

14 ottobre 2015