Migranti, dai Salesiani uno “Stop” alla tratta

L’iniziativa di Vis e Missioni Don Bosco per informare e formare i giovani nei Paesi di provenienza, creando opportunità in loco

L’iniziativa di Vis e Missioni Don Bosco per informare e formare i giovani nei Paesi di provenienza, creando opportunità in loco. E «stanando i razzisti»

«Superare la concezione dell’immigrazione come emergenza costante, come tema di sicurezza o di ordine pubblico: è, prima di tutto, un problema di dignità umana». A sottolinearlo è Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, che denuncia: «In Italia la normativa ha un notevole spirito di apertura, ma c’è ancora ambiguità. Bisogna andare oltre la distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo e includere anche i migranti ambientali». Uomini e donne costretti a lasciare il proprio Paese, questi ultimi, perché privati della possibilità di trarre nutrimento da quelle terre, depauperate, violentate e mortificate. L’occasione per riflettere sulle migrazioni è data dalla presentazione del 1° Rapporto elaborato nell’ambito della campagna “Stop Tratta” da Vis e Missioni Don Bosco sulle migrazioni dall’Africa Sub-Sahariana, con particolare riferimento a Ghana, Senegal e Costa d’Avorio. Al tavolo dei relatori, oltre a Flick, anche il presidente di Missioni Don Bosco Giampietro Pettenon, il presidente del Vis Nico Lotta, l’economo generale dei Salesiani di Don Bosco Jean Paul Muller e il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella. «Dobbiamo tenere sempre a mente – racconta Stella – che anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti». Lasciavano il nostro Paese «circa 600mila persone l’anno in un periodo in cui l’Italia aveva appena una popolazione di 35milioni di abitanti: eppure siamo riusciti a cancellare la memoria».

Origini venete, la firma del Corriere della Sera sottolinea anzi, a smentire politici specie settentrionali che sull’argomento fanno campagne elettorali, come «il Veneto sia la sola regione che ha perduto abitanti tra il 1951 e il 1961», tanto che «il 58% dei Comuni trevigiani, ad esempio, si faceva dichiarare zona depressa» per avere fondi. E dei bambini che mendicano? Stella cita il New York Times che nel 1876 scrive che «80mila bimbi italiani vengono venduti». E come ignorare «la tratta delle nostre donne»? Negli Usa e in Argentina «la prostituzione era italiana». La conclusione cui giunge Stella non può non essere che questa: «Il razzismo è un’infamia», senza considerare che i dati offrono anche una lettura diversa del “fenomeno migranti”. «Portano ricchezza: circa 3.9 miliardi d’euro l’anno – quantifica il giornalista – è il nostro guadagno con gli immigrati. La crisi, altrimenti, sarebbe stata anche peggiore di com’è». E tanti sono quelli che lucrano sulle migrazioni. Dal rapporto dei Salesiani emerge l’inganno a cui sottostanno i ragazzi che decidono di partire dall’Africa sub-sahariana. Allettati da un destino migliore, mediato anche dalle immagini tv e dalle notizie che arrivano da chi ha interesse all’imbroglio (Flick ricorda come l’Africa abbia il primato dei telefonini), «6 giovani su 10 lasciano il proprio Paese spinti da motivi economici» mentre «1 su 2 ignora i rischi del viaggio per l’Europa». Non solo non sanno a cosa vanno incontro ma spesso non sono in grado di nuotare e non conoscono il deserto. Eppure partono ugualmente.

Per cercare di arginare le morti e la compravendita delle persone, la campagna “Stop Tratta” si prefigge il duplice obiettivo di «offrire alternative all’emigrazione illegale – spiega Lotta -, creando opportunità in loco» e di «stanare i razzisti, facendo una battaglia culturale» affinché non siano «le onde emotive, le paure e gli stereotipi» a dettare l’agenda e l’azione dei governi. Nello specifico, si forniranno informazioni utili attraverso i social network e contenuti nelle lingue locali mentre verranno promosse start up disegnate ad hoc per gruppi potenzialmente soggetti a traffico o migrazione irregolare. In particolare, in Senegal si punterà «alla formazione e all’inserimento occupazionale a Dakar e Tambacounda». In Costa d’Avorio è previsto il rafforzamento del centro socio-educativo “Villaggio Don Bosco” a Koumassi, periferia popolare di Abidjan, mentre in Ghana saranno sviluppate le attività formative in campo agricolo e per le donne. In Etiopia, in ultimo, i primi interventi riguarderanno borse di studio e programmi di supporto scolastico e nutrizionale per giovani a rischio.

14 ottobre 2015