I dati Invalsi e la crescita delle disuguaglianze

Save the Children: le conseguenze più gravi della crisi su bambini e ragazzi già in condizioni di svantaggio. «Intervenire subito perché nessuno resti indietro»

«I dati Invasi certificano il fatto che se la crisi ha colpito complessivamente tutti gli studenti, i bambini e ragazzi che erano già in condizioni di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi». Raffela Milano, direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children, interviene dopo la pubblicazione dei dati del Rapporto Invalsi 2021, che parlano di un calo generalizzato del rendimento degli studenti italiani in tutto il Paese, con il 9,5% dei giovani di 18-19 anni – pari a oltre 40mila – che escono dalla scuola senza competenze, impreparati. Principali imputata, in questa situazione: la didattica a distanza. «I mesi lontani dalle aule hanno contribuito ad aumentare le diseguaglianze – prosegue Milano -, accrescendo le difficoltà di quei bambini e adolescenti che si sono trovati a seguire la dad senza gli strumenti e le condizioni idonee, privi di supporto adeguato, e sono stati lasciati cosi indietro rispetto ai compagni. Qualunque dibattito sulla riapertura o meno delle scuole a settembre, a fronte di questi dati, è inaccettabile e tutti gli sforzi devono essere volti a ridare a tutti gli studenti la possibilità di tornare in classe, altrimenti rischiamo di condannare quelli più vulnerabili a un percorso senza uscita».

Alle scuole medie, evidenziano da Save the Children, il 39% degli studenti che hanno svolto i test non raggiunge il livello minimo di competenze in italiano e il 45% in matematica, con un aumento, per entrambe le materie, di 5 punti percentuali rispetto al 2019. Alle scuole superiori il learning loss è ancora più marcato: si passa infatti dal 35% di studenti che non raggiungono le competenze minime di italiano nel 2019 al 44% nel 2021, e anche per quanto riguarda la matematica i numeri salgono dal 42% nel 2019 al 51% nel 2021. L’incremento delle quote di studenti in difficoltà è molto più accentuato tra quanti  provengono da famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico e che vivono nelle regioni del Sud, dove oltre la metà degli studenti non raggiunge il livello minimo di competenze in matematica e lettura. In crescita del 2,5% rispetto al 2019 anche il dato relativo all’abbandono scolastico, che si attesta al 9,5%. Anche in questo caso, nell’analisi di Save the Children, maggiormente danneggiati sono stati i minori più svantaggiati dal punto di vista socioeconomico, il 12,3% dei quali abbandona la scuola prematuramente, a fronte del 5,3% per gli alunni che provengono da famiglie non svantaggiate dal punto di vista socioeconomico. Anche in questo caso, sono più penalizzati i ragazzi che vivono nelle regioni del Sud, dove il tasso di abbandono si attesta al 14,8%, mentre al Nord scende al 2,6%.

Per Raffaela Milano, si tratta di un quadro che «deve necessariamente obbligare le istituzioni a una riflessione che non può più essere rimandata e che deve portare subito a interventi concreti. È necessario investire nella scuola – incalza – ma non è possibile “far parti uguali tra diseguali”: bisogna immediatamente correre ai ripari e investire per colmare le diseguaglianze che si sono acuite in questo ultimo anno e mezzo, affinché nessun bambino o ragazzo venga lasciato indietro». La povertà minorile infatti, ricordano da Save the Children, in poco più di dieci anni è aumentata di dieci punti percentuali e ha raggiunto nel 2020 il massimo storico degli ultimi 15 anni: 1 milione e 346 mila minori (il 13,6% dei bambini e degli adolescenti in Italia), 209mila in più rispetto all’anno precedente, sono in condizioni di povertà assoluta. «Un dato destinato a crescere con la crisi economica generata dal Covid e dovuto, in larga parte, all’aumento consistente del numero di genitori che hanno perso temporaneamente o definitivamente il lavoro –  345mila durante l’anno trascorso – e alla conseguente diminuzione delle loro disponibilità economiche», concludono.

15 luglio 2021