I rappresentanti delle religioni affidano al Tevere una corona di fiori per il Mediterraneo
Lungo il fiume una barca a vela latina in legno, che ha toccato i luoghi simbolo delle tre religioni monoteistiche. Ad aspettarla, il rabbino capo Di Segni, l’imam Akkad e monsignor Gnavi (Ufficio diocesano ecumenismo e dialogo)
Un gesto simbolico per la pace che vale più di mille parole. Lo hanno fatto insieme, in silenzio, il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, l’Imam della Grande Moschea Nader Akkad, e monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti. Ieri mattina, 8 luglio, al fischio del nocchiere della Marina militare, hanno lanciato una corona di fiori nel Tevere affidandola al Mediterraneo, con l’auspicio della fratellanza tra i popoli.
Questo il cuore dell’iniziativa “Una vela latina per la pace”, ideata dall’associazione “Hormiae Mare Nostrum”, che dopo circa due secoli ha riportato nelle acque del fiume romano una barca a vela latina in legno di 5,40 metri, costruita nel 1946. L’imbarcazione, chiamata “Hormiae”, si è avvicinata nel suo percorso ai luoghi simbolo delle tre religioni monoteistiche: la moschea, la sinagoga e la basilica di San Pietro. È partita nei pressi di Ponte Milvio, per poi passare sotto Ponte sant’Angelo e attraccare infine all’isola Tiberina. È stato Giovanni Di Russo, presidente dell’associazione, ad affidare la corona al rabbino, all’imam e a monsignor Gnavi, che erano lì ad aspettare l’arrivo della barca. Tra gli altri, presenti anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e la segreteria particolare del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Le uniche parole le ha pronunciate Di Russo. Il suo discorso ha espresso i sentimenti di tutti. «Abbiamo percorso un tratto del fiume Tevere – ha detto -, nell’intento di consegnare ai rappresentanti religiosi una corona di fiori, simbolo della speranza che il Mediterraneo torni a essere un mare di pace, di incontro e coabitazione tra culture e religioni». Il presidente ha poi raccontato di essere figlio di marinai. «So quanto le sue acque siano allo stesso tempo fonte di vita o, per chi lo attraversa, rischio di morte – ha sottolineato -. Ogni navigazione richiede solidarietà e saggezza. Per questo esprimiamo l’auspicio che insieme possiamo edificare un futuro migliore per il bene di tutti, e soprattutto delle generazioni a venire. La pace è il bene più prezioso, senza il quale non c’è futuro», ha concluso.
La scelta di affidare il discorso solo alla voce di Di Russo, ha spiegato successivamente a RomaSette monsignor Gnavi, è stata condivisa da tutti i partecipanti proprio per valorizzare maggiormente il momento del lancio della corona. «Nel contesto drammatico di oggi c’è bisogno anche di segni, non solo di analisi – spiega il sacerdote -. Segni che rafforzano l’attesa e la speranza della pace». Secondo Gnavi, «l’acqua del fiume richiama una corrente di attesa per le future generazioni che vogliono insieme un mondo pacificato. Le nostre identità diverse – ha concluso – convergono tutte verso questa ispirazione».
Nella serata di ieri, 8 luglio, l’imbarcazione ha risalito il Tevere con le vele illuminate dai colori della bandiera italiana.
9 luglio 2025

