Ignazio Visco: «Più poveri senza l’Europa»

Relazione annuale del governatore di BankItalia: «Aumenti di spesa pubblica e riduzioni di entrate siano sostenibili». L’indicazione: «Stimolare l’economia»

Il deficit e il taglio delle tasse, ma anche l’Europa e le prospettive  di sviluppo. È un discorso ad ampio spettro quello pronunciato questa mattina, 31 maggio, dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali che accompagnano la Relazione annuale 2018. Sullo sfondo, la prospettiva di uno sviluppo stabile e di una crescita duratura, in vista dei quali «aumenti della spesa pubblica o riduzioni di entrate vanno inseriti in un quadro che ne garantisca la sostenibilità finanziaria e ne precisi intenti, priorità e fonti di finanziamento». Visco ha precisato che «affinché il bilancio pubblico possa contribuire a un aumento duraturo del tasso di crescita del prodotto servono interventi profondi sulla composizione della spesa e delle entrate. Uno spazio più ampio andrebbe destinato, più che a sussidi e trasferimenti, ai programmi maggiormente in grado di stimolare l’attività economica», è il monito. Questi a loro volta «andrebbero accompagnati da misure volte al contenimento delle distorsioni indotte dalla tassazione, in particolare nel mercato del lavoro, e a potenziare l’azione di contrasto all’evasione».

Ancora, secondo il governatore «la riduzione della capacità produttiva connessa con gli andamenti demografici va contrastata con aumenti decisi nella partecipazione al lavoro e nella produttività». Anche l’immigrazione, ha spiegato, «può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese, ma vanno affrontate le difficoltà che incontriamo nell’attirare lavoratori a elevata qualificazione così come nell’integrazione e nella formazione di chi proviene da altri Paesi». Nello stesso tempo, produttività e capacità imprenditoriale «risentono negativamente del progressivo aumento delle quote di giovani e di laureati che ogni anno lasciano l’Italia, riflesso dei ritardi strutturali dell’economia». Non solo: l’Italia «ha risposto con ritardo alla rivoluzione tecnologica» e di ciò «ne ha risentito marcatamente la crescita economica».

Il numero uno di Bankitalia non risparmia critiche alla mancata evoluzione del progetto di costruzione europea, fino a parlare di «inadeguatezza della governance economica dell’area dell’euro», emersa in occasione della crisi dei debiti sovrani. Eppure, rimarca, «la debolezza della crescita dell’Italia negli ultimi vent’anni non è dipesa né dall’Ue né dall’euro», come dimostra il fatto che «tutti gli altri Stati membri hanno fatto meglio di noi». Al contrario, per Visco «l’appartenenza all’Unione europea è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile: è il modo che abbiamo per rispondere alle sfide globali poste dall’integrazione dei mercati, dalla tecnologia, dai cambiamenti geopolitici, dai flussi migratori». Di più: «Saremmo stati più poveri senza l’Europa; lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario». Di qui l’invito a «partecipare con responsabilità» al completamento dell’Unione, «in modo costruttivo e senza pregiudizi, per contribuire a rafforzarne le istituzioni, per il benessere di tutti. Devono essere chiare le responsabilità da condividere, gli obiettivi da perseguire, gli strumenti da utilizzare, nella consapevolezza che, anche per chi risparmia, investe e produce, “le parole sono azioni” e che “nell’oscurità le parole pesano il doppio”».

Nelle parole del governatore anche un richiamo sul fatto che «un forte aumento nella percezione del rischio associato al debito di uno Stato può innescare rapidamente una spirale recessiva, scatenando tensioni sociali dagli esiti imprevedibili». Il sistema bancario «ne sarebbe fortemente colpito,  indipendentemente dalla sua patrimonializzazione e dalla sua esposizione diretta». Di qui l’invito a «uno sforzo corale»: serve «la partecipazione di tutti, lungo una direzione di marcia che la politica deve indicare con chiarezza». Ancora, serve «una composizione del bilancio pubblico più orientata verso misure a sostegno del lavoro e dell’attività produttiva, una strategia rigorosa e credibile per la riduzione dell’incidenza del debito pubblico, un disegno di riforme strutturali di ampio respiro, volto a rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e amministrativa alla concorrenza, agli investimenti in capitale fisico e in capitale umano possono contribuire a un ritorno a tassi di crescita più elevati e ristabilire la fiducia nel mercato dei titoli pubblici». Quindi l’indicazione di una strada da percorrere: «Un’efficace azione di contrasto dell’evasione, nell’ambito di un’ampia riforma fiscale».

31 maggio 2019