Il 22 febbraio il Papa al Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio
Fatta costruire da san Giovanni Bosco, che vi dimorò nel suo ultimo viaggio a Roma, era stata definita da Francesco «il centro della periferia». Ad accogliere Leone, il vicario Reina e il titolare della chiesa Versaldi, insieme a don Attard, rettore maggiore dei Salesiani
Nel pieno centro di Roma, accanto a un crocevia come la Stazione Termini, e quindi immersa nelle “periferie esistenziali” popolate da immigrati, senza fissa dimora, persone in difficoltà che vi gravitano intorno. È la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, affidata ai Salesiani, che il 22 febbraio, prima domenica di Quaresima, riceverà la visita pastorale di Papa Leone XIV. L’arrivo è previsto per le 8.15.
Il pontefice sarà accolto dai cardinali Baldo Reina, vicario di Roma, e Giuseppe Versaldi, titolare della chiesa, insieme a don Fabio Attard, rettore maggiore della congregazione salesiana. Nel cortile, incontrerà i gruppi parrocchiali e, a nome di tutta la comunità, gli sarà rivolto un saluto da un giovane. Alle 9 presiederà la celebrazione eucaristica, al termine della quale si intratterrà con la comunità salesiana, il Consiglio pastorale e il presbiterio.
La chiesa di via Marsala, adiacente alla stazione, fu eretta sul colle Esquilino da san Giovanni Bosco, che aderì al desiderio di Papa Leone XIII, e fu consacrata il 14 maggio 1887. Tra i luoghi più visitati dai fedeli ci sono le “camerette” dove dimorò il santo torinese durante l’ultimo viaggio a Roma. Elevata alla dignità di basilica, è il tempio universale della devozione al Sacro Cuore. Il turista, il pellegrino o chi per lavoro arriva nella Capitale e attraversa piazza dei Cinquecento, non può fare a meno di notare la statua dorata del Sacro Cuore di Gesù che svetta sul campanile. Con i suoi 62,50 metri, rappresenta il punto più alto di Roma. «È il parafulmine spirituale e materiale della città», dice il parroco padre Javier Ortiz Rodriguez.
Dodici anni fa la comunità accolse Papa Francesco, il quale definì la parrocchia «“il centro della periferia” – ricorda il sacerdote boliviano -. Sorge in un punto nevralgico di Roma, luogo di transito, dove tutti arrivano e da cui tutti partono, dove sopravvivono anche oltre 160 senza fissa dimora, oltre a quelli ospitati nell’ostello “Don Luigi Di Liegro” della Caritas. È una realtà che colpisce profondamente chiunque arrivi». Castro Pretorio è un quartiere cosmopolita abitato da comunità provenienti da India, Bangladesh, Perù e Cuba. Conta poco più di 2.500 residenti, in prevalenza anziani. «Per le famiglie giovani i canoni di affitto sono elevati e sono costrette a spostarsi verso la periferia», riflette il parroco. Il tessuto urbano è dominato da uffici, alberghi e negozi. «Per andare incontro ai lavoratori vengono celebrate sei Messe al giorno, cinque delle quali dalle 6.30 alle 9 del mattino, tutte molto partecipate», aggiunge padre Javier sottolineando che «la presenza quotidiana di sacerdoti nei confessionali è l’altro servizio prezioso e apprezzato dalla comunità».
Coordinati dal parroco, 30 confessori arrivano da ogni zona di Roma per garantire l’amministrazione del sacramento, alternandosi ogni due settimane. Sul fronte della carità, da cinque anni è attivo il centro d’ascolto della Caritas aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12.30. «Offriamo colazioni, vestiti e biancheria pulita – dice il parroco -, ma soprattutto ascolto: consigliamo dove mangiare, dove dormire, come curarsi o come ottenere i documenti. A turno, il martedì pomeriggio sette psicologi volontari sono a disposizione di chi sente il bisogno di guarire dalle proprie ferite interiori. Da 13 anni, poi, ogni venerdì sera il gruppo “Banca dei talenti” del Centro giovanile prepara e distribuisce panini in cinque zone della parrocchia. È l’occasione per dialogare, intercettare i bisogni e indirizzare verso il Centro di ascolto».
La parrocchia è da qualche mese anche sede della Casa generalizia della Società salesiana di San Giovanni Bosco e ospita sacerdoti che fanno servizio in 138 nazioni portando avanti il carisma salesiano incentrato sulla missione educativa e pastorale dei giovani. Da via Marsala parte «l’attenzione globale verso il mondo giovanile – osserva padre Francesco Marcoccio, vicario parrocchiale e direttore della Comunità della sede centrale salesiana -. La pandemia prima e i lavori di ristrutturazione per ospitare la sede centrale dei Salesiani dopo, conclusi nel giugno scorso, hanno allentato le attività giovanili. Stiamo ripartendo ora con la scuola di italiano per rifugiati e immigrati con oltre 90 iscritti. Abbiamo aperto l’aula studio nel centro giovanile in via Marsala disponibile tutti i pomeriggi per chi necessita di un posto tranquillo per studiare o lavorare. Nel giugno scorso abbiamo organizzato, dopo qualche anno di stop, l’Estate Ragazzi. Il nostro impegno è quello di dare seguito al desiderio di don Bosco di creare un luogo per evangelizzare i giovani. Il vantaggio è che questa è una struttura centrale, facilmente raggiungibile e vicina alle sedi universitarie».
17 febbraio 2026

