Parolin al Bambino Gesù: il dono, «linguaggio silenzioso ma potentissimo»
Il segretario di Stato vaticano all’inaugurazione del nuovo reparto di dialisi dell’Ospedale. Il grazie «a medici, infermieri e operatori sanitari. La vostra professione è anche una vocazione: unire competenza e compassione, tecnica e umanità»
“Quando il dono diventa cura”. Questo il tema che ha fatto da filo conduttore questa mattina, 17 febbraio, alla presentazione del nuovo reparto di dialisi dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, a Roma, inaugurato alla presenza del cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. «Viviamo in un tempo in cui quasi tutto si misura in termini di profitto, rendimento e utilità. Eppure, le realtà più importanti della vita non si comprano né si vendono: si ricevono e si donano – ha osservato il porporato -. Il dono è il linguaggio silenzioso ma potentissimo con cui uomini e donne esprimono il meglio di sé».
Riflettendo sulla cultura del dono, Parolin ha citato la Sacra Scrittura secondo cui «c’è più gioia nel dare che nel ricevere». Non una frase romantica, ha sottolineato, ma «una profonda verità antropologica e spirituale: donare ci rende più umani, ci fa uscire da noi stessi e ci apre agli altri». Ed esistono «molte forme di dono, tutte preziose se fatte con cuore sincero e intenzioni pure». Anche il dono del denaro, che, «quando nasce da un cuore attento, è una forma concreta di amore». Ricordando quindi l’offerta della vedova che getta «due spiccioli» nel tesoro del Tempio ed è lodata da Gesù, il cardinale ha rimarcato che «ogni contributo destinato a sostenere i malati, l’assistenza ai più fragili, la ricerca, diventa provvidenza. Dio opera attraverso gli uomini: la sua provvidenza si rende presente e reale attraverso le nostre mani, attraverso il nostro contributo». Proprio per questo, «il dono economico, quando è animato dalla carità, diventa strumento di giustizia, perché restituisce dignità, cura e possibilità di futuro».
Rivolgendo quindi un «sincero e profondo ringraziamento» a quanti condividono i propri beni con generosità, il segretario di Stato vaticano ha specificato che «i donatori che sostengono l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’ospedale del Santo Padre, diventano partecipi di una missione: una missione di cura e di speranza, contribuendo concretamente a custodire la vita e la dignità di ogni persona sofferente».
Il tema del dono, nelle parole del cardinale, è nel cuore stesso del nuovo reparto di dialisi, «luogo in cui ogni paziente riceve le attente e professionali cure di tutto il personale sanitario e, talvolta, attende il dono più grande: il dono di un organo». Per Parolin, «il dono degli organi è un atto di amore che supera la morte. In esso vediamo riflessa una delle parole più alte del Vangelo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Chi sceglie di donare gli organi di un proprio caro compie un gesto che, pur nel dolore della perdita, genera vita e speranza. Ancora di più – ha aggiunto – quando questa scelta viene fatta da un genitore che, nella sofferenza immensa per la perdita di un figlio, trova la forza di andare oltre il dolore e la disperazione per ridare vita, per generare amore, per offrire a un altro bambino la possibilità di vivere». Si tratta di «una straordinaria solidarietà che manifesta come la vita umana sia relazione e comunione. Nel corpo donato continua a battere un amore che non si arrende alla morte».
Dal porporato quindi «un pensiero colmo di rispetto e riconoscenza alle famiglie dei donatori, che in momenti di sofferenza indicibile hanno saputo trasformare il lutto in un “sì” alla vita altrui. Il loro gesto è una testimonianza silenziosa ma eloquente di umanità e di fede».
Ancora, il cardinale ha messo in evidenza un altro dono «che tutti possiamo fare ogni giorno: il dono del nostro tempo. Donare tempo significa saper ascoltare, saper accompagnare, saper restare accanto – ha rimarcato -. Significa dire a qualcuno: “Tu sei importante per me”. In un mondo frenetico, il tempo offerto gratuitamente è una delle forme più alte di carità». E come esempio ha citato proprio «i volontari che assistono i malati, che sostengono le famiglie, che si mettono a servizio senza clamore, con amore. Essi – ha aggiunto – incarnano la parabola del buon Samaritano: si fermano, si fanno prossimi, si prendono cura. Il loro servizio è Vangelo vissuto; è la Chiesa che si fa vicina e una società che diventa più umana».
Di qui il «grazie particolare» del segretario di Stato vaticano «ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari. La vostra professione è anche una vocazione, una missione: unire competenza scientifica e compassione, tecnica e umanità. In questo ospedale, l’ospedale del Papa – ha ribadito -, devono brillare entrambe: da una parte la qualità, riconosciuta da tutti come eccellenza; dall’altra la capacità di compassione, di condivisione, di autentica umanità». Nelle parole del porporato, «ogni gesto di cura è una risposta concreta alla parola di Gesù: “Ero malato e mi avete visitato”. Accanto a voi, i volontari sono segno di una fraternità che non resta teoria, ma diventa presenza, sostegno e amicizia. Ricordate a tutti che la civiltà si misura dalla capacità di prendersi cura dei più deboli», la consegna.
Parolin ha espresso infine la sua gratitudine «al personale amministrativo e a tutte le maestranze che, con dedizione silenziosa e costante professionalità, assicurano ogni giorno il corretto funzionamento dell’ospedale».
17 febbriao 2026

