Il 26 dicembre la prima Porta Santa in carcere

Francesco la aprirà personalmente a Rebibbia. Padre Boldrin: «Gesto di fiducia per i detenuti e per chi lavora nei penitenziari». Il vescovo Ambarus: «Diventi lievito di animazione pastorale e di sensibilizzazione sulla realtà carceraria»

In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, nel 2016, Papa Francesco aveva invitato a considerare le porte delle celle carcerarie come “Porte Sante”, perché, aveva scritto nella lettera con la quale si concedeva l’indulgenza, «la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà». Ora, per il Giubileo ordinario, il pontefice ha deciso di aprire personalmente una Porta Santa nel carcere di Rebibbia, ribadendo l’importanza di dare speranza e redenzione anche ai detenuti che, si legge nella bolla Spes non confundit, «privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto».

La celebrazione si terrà giovedì 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, alle 9 nella cappella del Padre Nostro, restaurata dopo quattro anni di chiusura. Bergoglio, che in quasi dodici anni di pontificato ha visitato 15 carceri, torna a Rebibbia per la terza volta. Le precedenti visite risalgono al 2015 nel Nuovo Complesso e al 2024 nel carcere femminile, quando celebrò le Messe in Coena Domini. «Per la prima volta nella storia della Chiesa una Porta Santa viene aperta in un carcere – esordisce il vescovo Benoni Ambarus, ausiliare della diocesi di Roma, delegato per l’ambito della Diaconia della carità -. Questa scelta profetica di Papa Francesco assume un significato straordinario, come a voler sottolineare che il Giubileo, con i suoi temi di grazia, misericordia, riconciliazione e salvezza, si rivolge in modo particolare a chi si confronta con la giustizia umana. Un messaggio che evidenzia come la misericordia di Dio non viene lesinata, anzi è abbondante per tutti».

Per il presule, la Porta Santa di Rebibbia, seconda e ultima aperta dal Papa all’inizio di questo Giubileo dopo quella di San Pietro, rappresenta anche «un invito alla Chiesa e al mondo intero a rivolgere l’attenzione alle realtà marginali, a scendere nei bassifondi dell’umanità e riabilitarla, aiutarla, sostenerla, accendere luci su quella realtà. Questa iniziativa – prosegue Ambarus – illumina una problematica più che diffusa: la situazione delle carceri, un tema critico in Italia, ma ancora più grave e disumano in molte altre parti del mondo. La diocesi di Roma auspica che la Porta Santa di Rebibbia diventi un lievito di animazione pastorale e di sensibilizzazione sulla realtà carceraria. Durante tutto l’anno vorremmo offrire alle parrocchie la possibilità di vivere un’esperienza giubilare significativa, attraverso un percorso strutturato: un primo incontro in parrocchia sul tema del carcere, seguito dalla visita e dalla celebrazione a Rebibbia, e infine un momento di confronto successivo per valutare l’esperienza e individuare possibili azioni concrete a sostegno dei detenuti. Si desidera, quindi, che questa Porta Santa sia un vero e proprio strumento di rinnovamento pastorale».

Padre Lucio Boldrin, cappellano del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, parla di un «gesto forte, un’espressione di fiducia, di speranza per i detenuti e per coloro che lavorano nelle carceri, uno spiraglio di luce per chi sta fuori. Bisogna creare una società accogliente che accompagni a una nuova vita chi ha sbagliato. Il Giubileo deve diventare un’attenzione forte a livello internazionale sui diritti dell’uomo». Per il sacerdote, con questa celebrazione il vescovo di Roma vuole sottolineare che «se per molti i detenuti sono gli ultimi, non lo sono né per lui né per la Chiesa. La speranza è che il carcere non sia solo luogo di reclusione ma di rieducazione alla vita. I detenuti sperano che il 26 dicembre non sia un fuoco d’artificio ma che l’attenzione resti alta. Basterebbe applicare la legge che permette a tanti detenuti per reati minori di avere alternative per non essere tagliati fuori dalla società».

23 dicembre 2024