Il Bambino che nasce mostra «la via dell’incontro e del dialogo»

Nella benedizione Urbi et Orbi del giorno di Natale il Papa ha ricordato le tante «tragedie» del nostro tempo, pregando anche per le donne vittime di violenza, i bambini e gli adolescenti vittime di abusi e bullismo, gli anziani e i fragili e per la cura della casa comune

I tanti conflitti che affliggono il mondo, ai quali ci siamo abituati perché si trascinano da decenni o che si consumano nell’indifferenza generale. Guerre che si possono superare solo imboccando la via del dialogo. Ma anche le tante piaghe della nostra società. Sono i temi al centro del messaggio Urbi et Orbi pronunciato nel giorno di Natale dal Papa, dalla loggia della basilica vaticana. Francesco ha ricordato che «il Verbo si è fatto carne per dialogare con noi. Dio non vuole fare un monologo ma un dialogo» e «ci ha mostrato la via dell’incontro e del dialogo». Che tuttavia in questo tempo di pandemia sembra sempre più difficile, sia a livello di capacità di relazioni sociali che internazionali. Il Papa ha ricordato tante «tragedie» che «passano ormai sotto silenzio». La Siria, l’Iraq, il dramma di bambini dello Yemen. E ancora, «le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche. Non dimentichiamoci di Betlemme, il luogo in cui Gesù ha visto la luce e che vive tempi difficili anche per le difficoltà economiche dovute alla pandemia, che impedisce ai pellegrini di raggiungere la Terra Santa, con effetti negativi sulla vita della popolazione». O il Libano, «che soffre una crisi senza precedenti con condizioni economiche e sociali molto preoccupanti».

Il Papa però ricorda che giunge «nel cuore della notte il segno di speranza! Oggi, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, come dice Dante, si è fatto carne, ha rotto il muro della nostra indifferenza. Nel freddo della notte protende le sue piccole braccia verso di noi: ha bisogno di tutto ma viene a donarci tutto. A Lui chiediamo la forza di aprirci al dialogo». Francesco ha innalzato la sua supplica al Bambino per chiedere di donare «pace e concordia al Medio Oriente e al mondo intero. Sostieni quanti sono impegnati a dare assistenza umanitaria alle popolazioni costrette a fuggire dalla loro patria – la sua invocazione -; conforta il popolo afgano, che da oltre quarant’anni è messo a dura prova». Ha chiesto di aiutare «le autorità politiche a pacificare le società sconvolte da tensioni e contrasti». Ha ricordato il Myanmar, «dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto». L’Ucraina, dove si registrano «le metastasi di un conflitto incancrenito». L’Etiopia, perché si ritrovi «la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero». E gli altri Paesi dell’Africa, dalla regione del Sahel, che sperimenta «la violenza del terrorismo internazionale», a quelli del Nord del continente «afflitti dalle divisioni, dalla disoccupazione e dalla disparità economica», al Sudan e Sud Sudan, teatro di «conflitti interni». Infine, ha pregato perché «prevalgano nei cuori dei popoli del continente americano i valori della solidarietà, della riconciliazione e della pacifica convivenza».

Il Papa si è poi soffermato sui tanti drammi del nostro tempo: «Figlio di Dio, conforta le vittime della violenza nei confronti delle donne che dilaga in questo tempo di pandemia. Offri speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Da’ consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli. Dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale. Dio-con-noi, concedi salute ai malati e ispira tutte le persone di buona volontà a trovare le soluzioni più idonee per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze». Il pontefice è tornato infine a chiedere cure e vaccini per tutti, specialmente per le popolazioni più bisognose, senza dimenticare i migranti, i profughi e i prigionieri di guerra o per ragioni politiche. Infine, ha pregato per la cura della casa comune, «anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo», incitando «le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita. Cari fratelli e sorelle – ha concluso – tante sono le difficoltà del nostro tempo ma più forte è la speranza, perché “un Bambino è nato per noi”».

28 dicembre 2021