Il cardinale Re: «L’intenso pontificato di Francesco ha toccato le menti e i cuori»

La Messa esequiale presieduta dal decano del collegio cardinalizio, che ha ricordato, tra le altre cose, i continui richiamo del Papa per la pace, alla presenza di tanti potenti, tra cui il presidente statunitense Trump e l’ucraino Zelensky

Aveva voluto un funerale da pastore e non da sovrano. E così è stato. Una piazza San Pietro gremita da 250mila fedeli e il mondo intero in collegamento hanno dato l’estremo saluto a Papa Francesco, morto lo scorso 21 aprile. Un saluto che tuttavia ha visto, e non poteva essere altrimenti, anche la presenza dei grandi della terra. In prima fila il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha guidato la numerosa delegazione italiana – presente anche la premier Meloni -, e quello argentino Javier Milei. Poi 162 delegazioni di tutto il mondo, tra sovrani regnanti (11, oltre al coprincipe di Andorra il vescovo Vives), e principi ereditari, capi di Stato e di governo, ambasciatori e rappresentanti istituzionali. Tra gli ultimi ad arrivare il presidente americano Donald Trump, i reali di Spagna, il principe William, il presidente ucraino Zelensky. E poi i rappresentanti delle Chiese ortodosse, compresi il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, e il “ministro degli esteri” del Patriarcato di Mosca Antonij, delle Chiese riformate, delle altre religioni.

I fedeli hanno preso d’assalto i varchi prima dell’alba: alle 5 erano già tantissimi in fila per entrare nella piazza che si è rapidamente riempita. La celebrazione è iniziata con qualche minuto di ritardo, alle 10.07, presieduta dal cardinale decano del Sacro Collegio Giovan Battista Re. Nella sua omelia, il porporato ha evidenziato «il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità: ci dice quanto l’intenso Pontificato di Papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori. La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, e quella di domenica scorsa, solennità di Pasqua, quando Papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della basilica di San Pietro e poi e sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua».

Tanti gli applausi dei fedeli, in particolare quando Re ha ricordato i continui richiami di Papa Francesco per la pace, perché «è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta». Parole che alla presenza di tanti potenti, tra cui Trump e Zelensky, non possono che risuonare come l’ennesimo monito perché tacciano le armi. Re ha poi ricordato alcune delle caratteristiche di Papa Francesco: «Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo. Filo conduttore della sua missione è stata anche la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte».

Ancora: «Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza – ha proseguito – ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita. E lo ha fatto con forza e serenità, vicino al suo gregge, la Chiesa di Dio». La decisione di prendere il nome Francesco «apparve subito come la scelta di un programma e di uno stile su cui egli voleva impostare il suo pontificato, cercando di ispirarsi allo spirito di san Francesco d’Assisi. Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati. È stato un Papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti». E ancora, l’impegno per i migranti, i viaggi apostolici nelle periferie del mondo e della Chiesa, per la cura della casa comune, per il dialogo ecumenico e interreligioso. «Misericordia e gioia del Vangelo sono due parole chiave di Papa Francesco», ha ricordato il cardinale Re.

Al termine delle esequie la salma di Papa Francesco è stata portata nella basilica di San Pietro tra gli applausi commossi dei fedeli, per essere poi traslata a Santa Maria Maggiore per la tumulazione. Un percorso blindato attraverso le strade del cuore di Roma, con migliaia di fedeli assiepati dietro le transenne per veder passare il pontefice argentino.

26 aprile 2025