Il Consiglio di sicurezza Onu chiede il cessate il fuoco a Gaza
Risoluzione approvata con l’astensione Usa. Ed è strappo tra Stati Uniti e Israele, che annulla la missione a Washington. Chiesto anche di incrementare assistenza umanitaria e protezione dei civili. Tajani (Farnesina): «Primo positivo passo in avanti»
Aggirato il veto di Russia e Cina, con l’astensione degli Stati Uniti il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione per il cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza e per l’immediato rilascio degli ostaggi israeliani. Un voto che arriva per la prima volta dopo quasi 6 mesi di guerra. Una decisione «molto attesa», la definisce su X il segretario generale Antonio Guterres, che prevede anche l’incremento dell’assistenza umanitaria e la protezione dei civili. «Questa risoluzione deve essere attuata – sono ancora le parole di Guterres -. Un fallimento sarebbe imperdonabile».
A motivare l’astensione americana, la rimozione dal testo approvato del passaggio in cui la Casa Bianca proponeva il cessate il fuoco in funzione del rilascio degli ostaggi. Proprio per questo il mancato veto è stato letto da Israele come «un passo indietro» dell’amministrazione Biden: dal 7 ottobre, è la prima volta che gli Usa non bloccano una proposta di cessate il fuoco. Ma la risoluzione – è l’analisi di Tel Aviv – non cita Hamas e non favorisce la liberazione degli ostaggi ancora prigionieri nella Striscia. Annullata quindi dal premier Benjamin Netanyahu la missione della delegazione israeliana che, su richiesta del capo della Casa Bianca, avrebbe dovuto recarsi a Washington per discutere della guerra e dell’annunciata operazione militare a Rafah. Restano aperte comunque le trattative con Hamas a Doha mediate dagli Usa, dal Qatar e dall’Egitto. Diametralmente opposta la reazione della fazione palestinese, che ha esultato per il voto dell’Onu e si è detta disponibile «a impegnarsi in un immediato processo di scambio di prigionieri che porti al rilascio dei detenuti di entrambe le parti»
Nel documento approvato dal Consiglio di Sicurezza con 14 voti a favore e, appunto, l’astensione Usa si chiede un «cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca a un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie». Unanime il consenso della comunità internazionale. Anche dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di «un primo passo positivo in avanti». Più critico il suo omologo iraniano Nasser Kanani: «Passo positivo ma insufficiente. Il passo più importante è intraprendere azioni efficaci per attuare la risoluzione e fermare gli attacchi dell’aggressore regime sionista contro la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, revocare completamente il crudele blocco a Gaza e riaprire i valichi per inviare aiuti umanitari internazionali oltre a fornire aiuti finanziari per la ricostruzione della Striscia di Gaza – ha affermato -. Ci si aspetta che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ritenga il regime israeliano responsabile dei crimini commessi contro i profughi della Palestina negli ultimi sei mesi e della possibilità che ciò continui in violazione della risoluzione», ha aggiunto Kanani.
La Francia è andata oltre, chiedendo un cessate il fuoco «permanente», vale a dire anche dopo il termine del Ramadan, il 9 aprile. Ma la reazione di Israele è stata furiosa. L’ambasciatore all’Onu Gilad Erdan ha ammonito che «non subordinare il cessate il fuoco al rilascio degli ostaggi danneggia gli sforzi per liberarli. Tutti – ha incalzato – avrebbero dovuto votare contro questa vergognosa risoluzione che non condanna l’attacco di Hamas del 7 ottobre». Ancora più netto il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz: «Non cesseremo il fuoco. Distruggeremo Hamas e continueremo a combattere finché l’ultimo degli ostaggi non sarà tornato a casa». E anche per il titolare della Difesa Yoav Gallant – negli Usa per incontrare il segretario di Stato Antony Blinken e il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan – Israele «non ha il diritto morale di fermare la guerra a Gaza» fino a quando tutti gli ostaggi non saranno tornati a casa.
Puntuale la replica degli Usa, attraverso le parole del portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby. «L’astensione – ha spiegato – non cambia la nostra politica», vale a dire la richiesta di un cessate il fuoco «legato alla liberazione degli ostaggi». Ancora, Kirby ha sottolineato la delusione degli Usa per l’annullamento della missione israeliana a Washington. Decisione criticata anche dal ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz, che ha chiesto che sia lo stesso premier Netanyahu ad andare da Biden, ma ha anche confermato che la risoluzione approvata «non ha un significato operativo per Israele». Sempre da Tel Aviv, annunciate le dimissioni del ministro centrista Gideon Saar, per non essere riuscito a influire sulla conduzione della guerra.
In programma per oggi, 26 marzo, intanto la visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran, informano i media locali. Annunciata una conferenza stampa del capo dell’ufficio politico della fazione palestinese, dopo l’incontro con il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Hossein Amirabdollahian.
26 marzo 2024

