Cyberbullismo, la prevenzione va fatta nell’infanzia

L’aggressività è un impulso che deve essere indirizzato da coloro che si prendono cura dei bambini. L’importanza di giocare insieme, per guardare il mondo coi loro occhi

Quando riflettiamo sul cyberbullismo dobbiamo pensare a un fenomeno complesso, evitando la tentazione di separare bambini e adolescenti in buoni e cattivi. Nessun bambino nasce bullo o vittima ma tutti vengono al mondo con una spiccata energia vitale che possiamo chiamare sana aggressività. In origine l’aggressività è un istinto innato, connesso al movimento, al bisogno di esplorare l’ambiente e alla tendenza a fare tutte le esperienze possibili.

Nonostante questo spesso viene confusa con manifestazioni emotive simili come la rabbia, la violenza e la distruttività che in un certo senso ne configurano il fallimento. L’aggressività è un impulso che deve essere indirizzato da coloro che si prendono cura dei bambini, i quali devono contenerlo quando si manifesta eccessivamente, senza impedirne il naturale decorso.

Fare esperienza significa fare una cosa per la prima volta e il mondo dei bambini è fatto di tantissime prime volte. L’aggressività è il motore dell’esperienza ed è la spinta irrefrenabile che porta un bambino a camminare e un adolescente a uscire di casa. Questa spinta naturale deve essere rispecchiata emotivamente da un adulto realmente presente, ovvero che condivide attivamente le emozioni che l’esperienza suscita. In questo modo le esperienze diventano evolutive e non traumatiche.

Se, invece, l’aggressività viene esaltata o trattenuta dagli adulti di riferimento può indurre i bambini a sentirsi precocemente bulli o vittime senza che ne siano consapevoli. Ogni bambino, quindi, arriva alle soglie dell’adolescenza con i suoi strumenti e la propria tendenza a trattenere o esaltare l’aggressività. Per questo una vittima si sente tale prima ancora di incontrare un bullo.

Il cyberbullismo non può essere riferito solo a un eccesso di aggressività ma soprattutto alla predisposizione inconscia a vivere un’esperienza persecutoria, strettamente legata alla visibilità. A diventare persecutorio è il ricordo indelebile dell’umiliazione, incancellabile dalla memoria di chi la subisce perché correlata alla memoria di chi ha assistito. Vergogna e visibilità sono facce diverse della stessa medaglia. Noi stessi nel tentativo di ricordare la più brutta figura che abbiamo fatto durante la nostra vita torneremo a quella fatta davanti a tutta la classe!

La vergogna è un sentimento che rimanda a qualcosa di irreparabile. Da un’esperienza di vergogna non si può tornare indietro, anzi, in certi casi, la rievocazione dell’accaduto può provocare lo stesso dolore provato quando lo si è vissuto. Il ricordo rimane intollerabile. Tutti nella vita ci siamo sentiti almeno una volta derisi, esclusi o perseguitati. La differenza sta nella capacità di reagire apprendendo dall’esperienza o di soccombere all’esperienza stessa. Rispetto allo stesso evento stressante, esistono bambini che reagiscono, altri che imparano a evitare, altri che restano in silenzio. La prevenzione dovrebbe essere fatta nell’infanzia soprattutto giocando con i nostri figli, che significa guardare il mondo con i loro occhi. Questo, oltre a essere la forma di prevenzione più efficace, non è mai tempo perso (Federico Tonioni, responsabile dell’ambulatorio delle Dipendenze da sostanze e delle Dipendenze comportamentali della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs)

5 giugno 2019