Il dramma della tratta approda in una scuola romana

L’incontro al Liceo Montale voluto dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo. Ribadito l’impegno nella lotta al lavoro minorile, turismo sessuale, prostituzione e traffico di organi

Lavoro minorile, turismo sessuale, prostituzione e traffico di organi. È una di queste, la fine che fanno uomini, donne, molte donne e anche bambini vittime della tratta in tutto il mondo. Un fenomeno, a differenza di quanto si può pensare, molto vicino a noi. Se n’è parlato giovedì mattina al liceo Montale, in occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, istituita il 18 ottobre. Un evento nato dalla collaborazione tra il liceo e la Commissione ecumenica di Roma, al fine di informare e far crescere la coscienza civile sul tema della tratta di esseri umani.

«Oggi, in tutto il mondo, si stima che siano da 21 a 28 milioni le persone vittime di tratta – afferma Claudio Guerrieri, docente dell’istituto e membro della Commissione ecumenica diocesana e del movimento dei Focolarini -; i minori sono circa 5milioni e mezzo, tutti coinvolti nell’ambito dello sfruttamento lavorativo, la prostituzione e il traffico di organi. In Europa, secondo gli ultimi dati, sono circa 8.000 i procedimenti penali a carico di trafficanti di esseri umani. L’80% delle vittime è di sesso femminile, di questo il 70% finisce sulla strada. Il 16% riguarda minori e anche per loro è l’ambito sessuale quello di maggior sfruttamento».

E proprio di minori, in particolare quelli che sbarcano sulle coste italiane, da Lampedusa a Pozzallo, da Siracusa ad Augusta, si occupa l’avvocato Flavia Cerino, del tribunale di Catania: «Abbiamo un sistema sociale, culturale, giuridico, cittadino che non conosce il fenomeno. In passato arrivavano sulle nostre coste minori di 16, 17 anni, adesso, proprio per via di quella tratta di cui parliamo, arrivano ragazzi più piccoli, di 12, 13 anni. In più, ora, il viaggio è pagato non solo fino al momento dello sbarco in Italia, ma prevede anche il trasporto a terra verso destinazioni che noi non conosciamo. Infatti – spiega Cerino – i ragazzi ricevono l’ordine, una volta arrivati nel nostro Paese, di fare una telefonata ad un numero di cellulare che gli è stato dato prima della partenza. Devono dire dove sono e qualcuno li andrà a prendere. L’intervento immediato, quindi, che deve essere fatto, è impedire “quella telefonata”, perché se la fanno, li perdiamo. Ma noi abbiamo poco tempo dal momento in cui i ragazzi arrivano e poi i centri di accoglienza non sono prigioni, sono aperti, si può uscire».

Tra i relatori anche l’arcidiacono Jonathan Boardman, vicario della Chiesa anglicana per l’Italia e Malta, che ha ricordato il Global Freedom Network www.gfd2020.org), l’accordo firmato da cattolici, anglicani e musulmani, nato dall’incontro tra Papa Francesco e l’arcivescovo inglese Justin Welby, che ha sancito, di fatto, la prima collaborazione dopo 500 anni tra Chiese e religioni diverse impegnate contro il fenomeno della tratta di esseri umani. Nelle sue conclusioni, monsignor Marco Gnavi, responsabile della Commissione diocesana, si è rivolto ai ragazzi: «Desiderate un mondo migliore, non un mondo violento. Nessuno di noi ha scelto dove nascere. Noi siamo privilegiati, altri no. Le diseguaglianze sono delle occasioni per incontrare l’altro e lottare con lui».

 

24 ottobre 2014