Il feretro del Papa accolto a Santa Maria Maggiore dai suoi “amici”
40 tra detenuti, rifugiati, poveri, transessuali, omosessuali, senza fissa dimora, Rom e separati hanno tributato l’ultimo omaggio al pontefice, aspettandolo con delle rose bianche. Il rito della tumulazione, privato, presieduto dal cardinale Farrell
Parte un lungo applauso quando la papamobile con il feretro di Papa Francesco arriva a Santa Maria Maggiore. Le campane risuonano in tutta la piazza. I sediari la portano sul sagrato e la mostrano alle decine di migliaia di fedeli che hanno partecipato al funerale da due maxischermi. Tra di loro tantissimi giovani venuti a Roma per il Giubileo degli adolescenti. Ad accoglierlo ci sono i quaranta detenuti, rifugiati, poveri, transessuali, omosessuali, senza fissa dimora, Rom e separati. Sono gli amici di Papa Francesco. Gli hanno tributato un ultimo omaggio. Tra di loro, anche ospiti della Caritas e della Comunità di Sant’Egidio. Lo aspettano con delle rose bianche in mano che poi pongono in due cesti che alcuni bambini portano all’altare della Salus Populi Romani.
Dopo l’ingresso in processione a Santa Maria Maggiore, il feretro di Francesco viene portato da 14 sediari e fatto sostare per alcuni momenti davanti alla cappella dell’icona mariana tanto amata dal pontefice e davanti alla quale ha pregato in molteplici occasioni. Dopo una breve sosta, la bara arriva nel luogo della tumulazione.
È il cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, a presiedere il rito. Oltre a Farrell e al maestro delle Celebrazioni liturgiche monsignor Diego Ravelli, partecipano gli altri cardinali Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, Baldo Reina, cardinale vicario, Roger Michael Mahony, cardinale presbitero, Dominique Mamberti, cardinale protodiacono, Stanislaw Rylko, arciprete di Santa Maria Maggiore, Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore della basilica, Pietro Parolin, già segretario di Stato, Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità. Presenti anche i monsignori Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato, Ilson de Jesus Montanari, vice camerlengo, Leonardo Sapienza, reggente della Casa Pontificia. Infine, presenti anche i canonici del Capitolo di Santa Maria Maggiore, i penitenzieri minori liberiani ordinari, i segretari del pontefice e altre persone ammesse dal maestro delle Celebrazioni liturgiche, tra cui alcuni familiari di Papa Francesco.
All’esterno, Giuseppe, Serena e Santo stringono con forza i disegni dei loro figli. Non sono potuti venire a Roma per salutare Francesco. Ma è come se ci fossero. «Ci hanno chiesto di farli vederli vedere al Papa e di agitarli più forte che possiamo». Mattia ha disegnato il pontefice e ha aggiunto una nuvoletta di un fumetto: “Buonasera fratelli e sorelle”. Aurora lo ha raffigurato con le braccia aperte e un grandissimo arcobaleno colorato. E ha aggiunto: “Grazie Papa Francesco”, sfoderando tutti i pastelli che aveva nel suo astuccio di scuola. Anche Emanuele lo ha disegnato mentre agita le mani per salutare i fedeli a San Pietro, con un cielo azzurrissimo a fare da sfondo. «Erano molto dispiaciuti – continuano a raccontare -. Hanno pregato anche loro in questi giorni e sperano di venirlo a trovare presto. Poi ci hanno chiesto: “E adesso chi arriverà al suo posto?”».
Tra i tantissimi giovani che si sono radunati in piazza, ci sono Giorgia, Nora e Luca. Sono arrivati da Gaggiano (Milano), per il Giubileo degli adolescenti. Fanno parte della comunità pastorale “Maria Regina della Pace”. Non riescono ancora bene a realizzare tutto quello che è successo. Siamo emozionati perché da giovani riconosciamo che durante il suo pontificato ha sempre cercato di starci vicini in qualsiasi modo, soprattutto organizzando questo Giubileo per noi». Che cosa gli avrebbero detto oggi? «L’avremmo ringraziato per averci dato una mano ad avvicinarci al Signore. Mentre lui, se fosse stato qui con noi, ci avrebbe spinto a seguire il nostro cuore e la nostra strada». C’è una frase del Papa che a Luca è rimasta particolarmente nel cuore. «Quando ci disse: “Litigate quanto volete, ma non terminate mai la giornata senza fare pace”». A Giorgia invece sono rimasti impressi i suoi gesti. «Mi ha sempre colpito il suo contatto con i fedeli e con le persone. È stato un grande».
Antonio e Federica sono arrivati a Roma da poche ore. Non hanno fatto nemmeno le valigie. Vengono da Roccanova, Basilicata. «Ci siamo sentiti proprio chiamati dal Papa a essere qui. Ci consideriamo prediletti a essere qui oggi. Lui chiedeva sempre “pregate per me”, noi ora chiediamo la stessa cosa a lui, di pregare per noi da lassù”. È stato un “Papa parroco”. Sarà sempre nei nostri cuori».
26 aprile 2025

