Il giornalismo, strumento nella lotta alle mafie

La tavola rotonda con don Ciotti (Libera) e Federica Angeli (Repubblica). «Il regalo più grande alla criminalità è quello di non riconoscerla»

«Il lavoro giornalistico non deve essere approssimativo né manipolato. L’informazione è uno dei pilastri della democrazia del nostro Paese e deve quindi essere libera, trasparente, documentata». Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, lancia un appello a svolgere un giornalismo d’inchiesta capace di scavare in profondità alla ricerca della verità. Dallo spazio WeGil della Regione Lazio, il sacerdote, intervenuto ieri, 2 dicembre, all’incontro “Informazione e mafie”, ha ribadito più volte che il giornalista deve essere una persona «vera e credibile, deve amare la giustizia e prendere le distanze da ogni forma di potere».

federica angeli, lorenzo frigerio (libera), 2 dicembre 2019Il pomeriggio di studio e approfondimento nel ricordo di Roberto Morrione, primo direttore di Rainews24 e fondatore, con don Ciotti, di “Libera”, è stato organizzato in vista della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del 21 marzo prossimo. Durante la tavola rotonda “Notizie sotto scorta. Il ruolo del giornalismo nella battaglia contro le mafie”, moderata da Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Informazione, don Ciotti ha rimarcato che oggi è necessario trasmettere alle giovani generazioni l’amore per un giornalismo che non deve essere urlato, non deve appropriarsi o manipolare la realtà. Il giornalismo, ha detto, «è una vocazione», ha una grande funzione «sociale e civile» e solo «una democrazia capace di raccontarsi con onestà è una democrazia sana». Accanto a lui la giornalista di Repubblica Federica Angeli, sotto scorta dal 17 luglio 2013 per aver denunciato la mafia di Ostia, secondo la quale «la vocazione è un requisito che nella professione giornalistica si è addormentato con il passare degli anni. Le notizie e i comunicati che quotidianamente sommergono le redazioni hanno penalizzato l’approfondimento».

don ciotti, notizie sotto scorta, 2 dicembre 2019Parlando di mafia, don Ciotti ha ricordato Daphne Anne Vella la giornalista maltese impegnata in numerose inchieste contro la corruzione, assassinata in un attentato dinamitardo il 16 ottobre 2017, e Ján Kuciak, il giornalista investigativo slovacco ucciso con la fidanzata Martina Kušnírová il 22 febbraio 2018. Nel nostro Paese bisogna «fare ancora tanta strada per comprendere e raccontare le mafie – ha affermato il sacerdote -. Alcune sentenze ci pongono dubbi e interrogativi. È necessario avere uno sguardo molto più ampio per comprendere che le nostre mafie sono ovunque in Europa e non solo». In questo è fondamentale il ruolo dell’informazione, che può aiutare i cittadini a comprendere e i movimenti contro le mafie a lavorare. In Sicilia, per esempio, grazie all’impegno di tanti «”Cosa nostra” è ancora viva – ha aggiunto – ma non governa più sul territorio. Stiamo cercando di fare la stessa cosa a Ostia».

A tal proposito, Federica Angeli ha spiegato che a Roma «c’è ancora chi non crede all’esistenza di una mafia autoctona. Il regalo più grande che si può fare alla criminalità è quello di non riconoscerla. È vero che il giornalista corre grandi rischi parlando di mafia precedendo le sentenze – ha aggiunto – ma abbiamo una grande responsabilità verso l’opinione pubblica, spiegando quello che accade sul territorio». Anche il neo assessore della giunta regionale del Lazio Giovanna Pugliese, con delega al Turismo e alle Pari opportunità, ha assicurato il suo impegno a stretto contato con l’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione. «Tutti possiamo fare qualcosa, ma ci vogliono coraggio e sacrificio».

3 dicembre 2019