Il Natale di Sant’Egidio

La grande tavolata del 25 dicembre a Santa Maria in Trastevere, poi gli incontri con gli anziani delle case di cura. L’8 dicembre, per i più piccoli, il mercatino del Rigiocattolo


È iniziato tutto nel 1982: il 25 dicembre, sedute a tavola nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, c’erano circa 20 persone. L’anno scorso sono state 165mila in tutto il mondo. È il piccolo grande miracolo del pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio, una tradizione che ogni anno accoglie nuovi ospiti: «È un’icona di amicizia coni poveri, con chi è solo nell’unico giorno dell’anno che tradizionalmente bisognerebbe passare con la famiglia - spiega Rinaldo Piazzoni, membro della Comunità di Sant’Egidio - nel giorno in cui si festeggia la bellezza della nascita di Gesù».

Una tavola natalizia che ogni anno si allarga e che da Trastevere ha raggiunto tante parti nel mondo, tutte quelle in cui è presente la Comunità. «L’anno scorso, solo a Roma, sono stati organizzati 53 pranzi per 10mila persone – spiega Piazzoni -; gente che vive in strada, negli istituti, nelle carceri, tutti quei poveri che Sant’Egidio aiuta ogni giorno dell’anno». Tutti possono partecipare al pranzo di Natale: la Comunità chiede aiuto per raccogliere doni e cibo. Dalla carta da lettere, ai giocattoli, dai sacchi a pelo, ai prodotti per l’igiene personale fino agli alimenti in scatola.

Un evento, quello organizzato dalla Comunità, che va al di là del semplice pranzo natalizio: perché riunisce persone di etnie e religioni diverse, e perché accanto a loro si riunisce tanta gente comune, alla ricerca del senso vero del Natale. Persone che aiutano e donano il loro tempo alla realizzazione di un giorno speciale. «Ogni Natale festeggiamo anche insieme agli anziani nelle case di cura: l’anno scorso abbiamo realizzato pranzi e feste per circa 6mila anziani della provincia di Roma. Chi può uscire dagli istituti viene portato a pranzo fuori, per gli altri, impossibilitati a muoversi, organizziamo delle piccole feste per stare insieme. Poi ci sono i barboni – spiega Piazzoni -, ci sono anche quelli che difficilmente lasciano il loro «posto» sulla strada. Così andiamo noi da loro: distribuiamo pasti, regali, dolci. L’anno scorso ne abbiamo raggiunti circa 2mila». E poi c’è il pranzo del giorno di Santo Stefano: «Un pasto speciale, una festa che facciamo insieme ad oltre 100 detenuti del carcere di Regina Coeli dentro la struttura e a cui partecipa anche il direttore».

Il pranzo di Natale è l’evento più importante, ma non l’unico organizzato per le festività dalla Comunità di Sant’Egidio. Le iniziative sono state presentate venerdì mattina in occasione del lancio della venticinquesima Guida «Dove mangiare, dormire, lavarsi» concepita per i senza fissa dimora. Da ottobre, come ogni anno, è iniziata la raccolta dei giochi per il Rigiocattolo, un mercatino organizzato a partire dall’8 dicembre, dove i giocattoli usati sono raccolti, puliti, sistemati e venduti a pochi euro negli stand realizzati all’interno delle parrocchie e delle scuole che accolgono la Comunità. I fondi raccolti sono destinati ai bambini africani protagonisti del progetto Dream per la lotta all’Aids: «Il Rigiocattolo è una bella iniziativa perché insegna ai bambini l’ecologia, il fatto di non buttare le cose – spiega Piazzoni – in questo caso i giocattoli, solo perché magari non si usano più. E poi insegna l’importanza del dono, dal punto di vista umano è qualcosa che arricchisce chi lo fa».

Altro appuntamento è la Marcia della Pace che si svolge ogni anno il primo gennaio, Giornata mondiale della pace. Ci si ritrova intorno alle 11 in largo Giovanni XXIII. Dopo una breve presentazione della giornata, un corteo percorre via della Conciliazione per arrivare in piazza San Pietro intorno alle 12, in tempo per l’Angelus del Papa.

 

23 dicembre 2014