Il nuovo vescovo Ambarus alla Messa per san Francesco di Paola

La comunità calabrese riunita per la celebrazione per il patrono della Calabria, nella parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria. Nel segno della carità

Distanti dalla propria terra di origine ma uniti nella devozione a san Francesco di Paola. Con questo spirito la comunità calabrese a Roma ha celebrato, ieri pomeriggio, 5 maggio, nella parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria, il santo taumaturgo patrono della Calabria. E sul solco della carità tanto cara a san Francesco, la celebrazione eucaristica di ieri è stata la prima occasione pubblica per monsignor Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana di Roma, consacrato vescovo lo scorso 2 maggio, a cui vanno le deleghe proprio alla carità e alla pastorale dei migranti, oltre che l’incarico dell’Ufficio missionario diocesano.

Nonostante la ricorrenza canonica del santo di Paola sia il 2 aprile, mentre l’anniversario della sua canonizzazione il 1° maggio (a opera di Leone X nel 1519), «abbiamo voluto celebrare oggi – spiega il parroco don Pasquale Albisinni – accogliendo la proposta dei fedeli calabresi, che sono molto numerosi nella nostra parrocchia». La presenza di monsignor Ambarus, del resto, non è stata casuale poiché «la sua direzione della Caritas e la predisposizione alla solidarietà – racconta don Albisinni – ci ricordano il motto “Charitas” che, secondo la tradizione, l’arcangelo Michele consegnò proprio a san Francesco di Paola». Il patrono della Calabria rappresenta inoltre «un esempio attuale – sottolinea sempre il parroco don Albisinni – poiché è proprio di carità che ci siamo ritrovati ad aver bisogno, nel riceverla e nel donarla, nei mesi difficili della pandemia».

Nelle parole di monsignor Ambarus, «la carità di san Francesco di Paola ci ricorda la vicinanza che dobbiamo avere con gli altri, come Cristo fece con chi incontrò durante la sua vita. Allo stesso tempo – ha proseguito nella sua omelia – non dobbiamo dimenticare il valore della preghiera verso l’Alto, poiché è un grande segno di intimità con il Signore, anche quando è fatta non solo dal singolo ma da un’intera comunità». Secondo il nuovo vescovo però «le preghiere non devono essere un elenco di cose da chiedere al Padre ma un modo per abitare il mondo e accogliere il Vangelo. Dio, infatti, non è distributore di grazie ma garante di vita». Non poteva mancare, quindi, un pensiero per gli ultimi. «Dobbiamo lasciare che Dio operi in noi per aiutare i poveri – ha sottolineato il vescovo – e in questo, paradossalmente, nel ricevere la Rivelazione sono avvantaggiati perché il Signore pensa prima di tutto a loro e ha piacere nell’aiutare i più piccoli». La carità, quindi, «va interpretata come sinonimo di Cristo, perché egli è una presenza quotidiana nella vita e trasforma il nostro cuore con l’amore», ha concluso.

Molti i fedeli, calabresi e non solo, che hanno partecipato alla Messa, concelebrata da una rappresentanza dei Frati Minimi e da alcuni sacerdoti calabresi di Roma. Infine, proprio gli appartenenti all’ordine fondato da san Francesco di Paola hanno animato, dopo la celebrazione, un momento di spiritualità sul santo calabrese e sul suo carisma, con particolare riferimento all’attenzione dell’Ordo Minimorum per la predicazione e per il ministero della riconciliazione.

6 maggio 2021