Il Papa a Davos: «L’IA sia ordinata alla persona umana»

Il messaggio indirizzato al presidente del World economic forum Klaus Schwab. L’allarme sulla responsabilità etica legata all’uso dell’intelligenza artificiale, «prodotto» di quella umana

Incentrato sul tema dell’intelligenza artificiale (Ia) il messaggio indirizzato da Francesco a Klaus Schwab, presidente del World economic forum, in occasione del raduno annuale in corso a Davos, in Svizzera, fino a domani, 24 gennaio. «I risultati che l’Ia può produrre sono quasi indistinguibili da quelli degli esseri umani, sollevando interrogativi sul suo effetto sulla crescente crisi della verità nel forum pubblico – scrive il Papa -. Questa tecnologia è progettata per apprendere e fare determinate scelte in modo autonomo, adattandosi a nuove situazioni e fornendo risposte non previste dai suoi programmatori, sollevando così interrogativi fondamentali sulla responsabilità etica, sulla sicurezza umana e sulle implicazioni più ampie di questi sviluppi per la società», il grido d’allarme.

Nelle parole di Bergoglio, «sebbene l’Ia sia una straordinaria conquista tecnologica in grado di imitare alcuni output associati all’intelligenza umana, questa tecnologia fa una scelta tecnica tra diverse possibilità basata o su criteri ben definiti o su inferenze statistiche. L’essere umano, tuttavia, non solo sceglie, ma nel suo cuore è capace di decidere», obietta il pontefice, definendo «improprio» l’uso del termine “intelligenza” in relazione all’Ia, che «non è una forma artificiale dell’intelligenza umana, ma un suo prodotto».

Il Papa riconosce che, se usata correttamente, «l’Ia aiuta la persona umana a realizzare la sua vocazione, in libertà e responsabilità. Come ogni altra attività umana e sviluppo tecnologico, l’Ia deve essere ordinata alla persona umana e diventare parte degli sforzi per raggiungere una più grande giustizia, una più estesa fraternità, un ordine più umano nelle relazioni sociali, che sono più preziosi dei progressi nel campo della tecnica», l’indicazione di rotta di Francesco, secondo il quale c’è invece il rischio che l’Ia «venga utilizzata per far progredire il paradigma tecnocratico, che percepisce tutti i problemi del mondo come risolvibili solo attraverso mezzi tecnologici», e all’interno del quale «la dignità umana e la fraternità sono spesso subordinate alla ricerca dell’efficienza, come se la realtà, la bontà e la verità emanassero intrinsecamente dal potere tecnologico ed economico».

Francesco lo scrive con chiarezza: «La dignità umana non deve mai essere violata per amore dell’efficienza. Gli sviluppi tecnologici che non migliorano la vita di tutti, ma creano o peggiorano disuguaglianze e conflitti, non possono essere definiti veri progress». Per questo motivo, l’Ia «dovrebbe essere messa al servizio di uno sviluppo più sano, più umano, più sociale e più integrale. Governi e aziende devono esercitare la dovuta diligenza e vigilanza – la proposta -. Devono valutare criticamente le singole applicazioni dell’Ia in contesti particolari per determinare se il suo utilizzo promuove la dignità umana, la vocazione della persona umana e il bene comune. Come per molte tecnologie, gli effetti dei vari utilizzi dell’IA potrebbero non essere sempre prevedibili sin dall’inizio. Man mano che l’applicazione dell’Ia e il suo impatto sociale diventano più chiari nel tempo, dovrebbero essere fornite risposte appropriate a tutti i livelli della società, secondo il principio di sussidiarietà, con singoli utenti, famiglie, società civile, aziende, istituzioni, governi e organizzazioni internazionali che lavorano ai loro livelli appropriati per garantire che l’Ia sia orientata al bene di tutti».

23 gennaio 2025