Il Papa ai consacrati: «Preghiamo per le vocazioni»
Francesco ha ricevuto i religiosi per la chiusura dell’Anno a loro dedicato. I tre pilastri sui quali sorreggersi: «Profezia, prossimità e speranza»
In Aula Paolo VI, Francesco ha ricevuto i religiosi per la chiusura dell’Anno a loro dedicato. I tre pilastri sui quali sorreggersi: «Profezia, prossimità e speranza»
Nell’udienza per la conlcusione dell’Anno della Vita Consacrata, lunedì primo febbraio, Papa Francesco ha invitato ad evitare «il terrorismo delle chiacchiere». Sono infatti tre i pilastri da osservare: «profezia, prossimità e speranza». Mettendo da parte il testo scritto, il pontefice si è rivolto a braccio ai 5000 religiosi presenti: «Ci sono fra voi uomini e donne che vivono una obbedienza forte, – ha detto il Papa – non una obbedienza militare, no quello no, quello è disciplina, ma una obbedienza che è donazione del cuore e questo è profezia: se non hai voglia di fare qualcosa, o quell’altra, se non vedi chiaro parlo con superiore, ma dopo il dialogo obbedisco, questo – ha rimarcato Papa Francesco – è la profezia contro il seme dell’anarchia che semina il diavolo. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non di Dio, il figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici».
I religiosi sono uomini e donne consacrate, «ma non per allontanarsi dalla gente e avere tutte le comodità, no, per avvicinare e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che soltanto si capiscono se un uomo o una donna consacrata diviene prossimo, nella prossimità». Diventare consacrati – ha detto Francesco – «non significa salire uno, due, tre scalini nella società. Per i consacrati non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri così la vita consacrata mi deve portare alla vicinanza con la gente, vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente».
Francesco è tornato poi sull’altro pericolo che attenta alla vita religiosa: il “terrorismo delle chiacchiere”. «Sentite bene: chi chiacchiera è un terrorista dentro la propria comunità; butta come una bomba la parola contro gli altri. Chi fa questo distrugge come una bomba e poi si allontana», ha aggiunto prima di citare l’apostolo Giacomo che diceva: “forse è la virtù più difficile da avere per un uomo, limitare la lingua”. «Le chiacchiere non servono: c’è la tentazione di non dire le cose in capitolo, ma fuori si parla male della priora o del superiore». Continuando il discorso a braccio il Papa si è rammaricato per il calo delle vocazioni, sottolineando: «A me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni. Molti monasteri sono portati avanti da suore vecchiette e a me questo mi fa venire una tentazione contro la speranza». «Ma Signore cosa succede? Perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?».
«Alcune congregazioni – ha continuato il Papa – fanno l’esperimento delle inseminazioni artificiali. Ricevono chiunque e poi escono i problemi. No, non è questa la strada – ha spiegato -. Si deve ricevere con serietà e discernere bene per aiutare a crescere le vere vocazioni e contro la tentazione di disperazione che ci dà questa sterilità dobbiamo pregare di più e senza stancarci», ha continuato Francesco, confidando: «a me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura dove Anna, mamma di Samuele, pregava per avere un figlio. E il vecchio sacerdote che non vedeva bene pensava fosse ubriaca perché parlava da sola».
Allora, «io domando a voi: il vostro cuore, davanti al calo delle vocazioni, prega? Il Signore che è stato tanto generoso non mancherà la sua promessa ma dobbiamo chiedere, dobbiamo bussare alla porta del suo cuore. Quando vai in un cimitero – ha poi concluso – e vedi che ci sono tanti missionari morti a 40 anni per via delle malattie di quei paesi tu dici questi sono santi, sono semi. Il Signore deve scendere in questi cimiteri per vedere cosa hanno fatto i nostri antenati affinché ci dia vocazioni perché ce n’è bisogno».
1° febbraio 2016

