Francesco ai preti: «Il Signore chiede amore e lacrime per chi è lontano»
La Messa del Crisma nella basilica di San Pietro, concelebrata da 42 cardinali, tra cui il vicario De Donatis, 42 vescovi, tra cui il vicegerente Reina, e 1.800 sacerdoti. L’augurio del Papa: la capacità di «piangere della propria falsità, compresa quella clericale»
Dopo averlo rinnegato tre volte, Pietro incrociò lo sguardo di Gesù, ricordò le sue parole e «pianse amaramente», dice il Vangelo. Un pianto che è compunzione del cuore, grazia dello Spirito Santo e dono che oggi, 28 marzo, Giovedì Santo, Papa Francesco ha augurato ai sacerdoti durante la Messa del Crisma che ha presieduto nella basilica di San Pietro. Una sensibilità del cuore che genera solidarietà, un «antidoto alla sclerocardia» che rende più compassionevoli. La compunzione, «parola desueta ma da riscoprire», non è «un senso di colpa che butta a terra, non una scrupolosità che paralizza, ma una puntura benefica che brucia dentro e guarisce». È la grazia di riconoscere la propria «ingratitudine e incostanza», è «il rimedio, perché ci riporta alla verità di noi stessi, così che la profondità del nostro essere peccatori riveli la realtà infinitamente più grande del nostro essere perdonati». È piangere della propria «falsità, scendere nei meandri della propria ipocrisia», compresa quella «clericale in cui scivoliamo tanto», le parole di Francesco.
Nel giorno in cui la Chiesa celebra l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio, il Papa ha benedetto l’olio degli infermi, che sarà impiegato durante l’anno per il sacramento di unzione dei malati, l’olio dei catecumeni per il battesimo; infine ha consacrato il crisma usato per la consacrazione di sacerdoti, vescovi e per il sacramento della confermazione.
La Messa Crismale è una liturgia importante per la Chiesa, perché rappresenta l’unità del presbiterio attorno al vescovo. Tra i concelebranti, infatti, nella basilica vaticana c’erano 42 cardinali, tra cui il vicario della diocesi di Roma Angelo De Donatis, 42 vescovi, tra i quali il vicegerente della diocesi di Roma Baldo Reina, e 1.800 sacerdoti. Nella liturgia solenne che il Giovedì Santo si celebra nella cattedrale di ogni diocesi, e durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento dell’ordinazione, Bergoglio ha suggerito ai preti di Roma di chiedersi «quanto la compunzione e le lacrime siano presenti» nella preghiera e nell’esame di coscienza. «Domandiamoci se, col passare degli anni, le lacrime aumentano – ha proseguito -. Nella vita spirituale, dove conta diventare bambini, chi non piange regredisce, invecchia dentro, mentre chi raggiunge una preghiera più semplice e intima, fatta di adorazione e commozione davanti a Dio, matura».
Rivolgendosi ai pastori, ai quali «il Signore non chiede giudizi sprezzanti su chi non crede, ma amore e lacrime per chi è lontano», il Papa ha consigliato «di non guardare la vita e la chiamata in una prospettiva di efficienza e di immediatezza, legata solo all’oggi e alle sue urgenze e aspettative, ma nell’insieme del passato e del futuro. Del passato – ha detto – ricordando la fedeltà di Dio, facendo memoria del suo perdono, ancorandoci al suo amore; e del futuro, pensando alla meta eterna a cui siamo chiamati, al fine ultimo della nostra esistenza».
Un altro consiglio del vescovo di Roma è quello di riscoprire la necessità di dedicarsi «a una preghiera che non sia dovuta e funzionale, ma gratuita, calma e prolungata. Torniamo all’adorazione e alla preghiera del cuore. Sentiamo la grandezza di Dio nella nostra bassezza di peccatori, per guardarci dentro e lasciarci attraversare dal suo sguardo. Riscopriremo la sapienza della Santa Madre Chiesa, che ci introduce alla preghiera con l’invocazione del povero che grida: “O Dio, vieni a salvarmi”».
28 marzo 2024

