Il Papa: «Costruire ponti», il ruolo della diplomazia

In Sala Clementina il primo incontro con il Corpo diplomatico. Da Leone XIV consegnate tre coordinate: pace, giustizia e verità. L’invito a «ridare respiro alla diplomazia multilaterale» e a «smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte»

Pace, giustizia e verità. Sono le «tre parole chiave» con cui Papa Leone XIV si è rivolto stamattina, 16 maggio, ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Il pontefice li ha ricevuti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico e ha detto loro di voler «consolidare la conoscenza e il dialogo tramite il costante e paziente lavoro della Segreteria di Stato». Ha così indicato tre coordinate da seguire per «costruire ponti», aggiungendo alla fine anche l’importanza della speranza giubilare. La prima strada da seguire, ha detto Prevost, è la pace. «Troppe volte la consideriamo una parola “negativa” – ha evidenziato -, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto», facendola diventare «una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra». Tuttavia, ha proseguito, «nella prospettiva cristiana – come anche in quella di altre esperienze religiose – la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: “Vi do la mia pace”». Una dimensione che «si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».

In quest’ottica, ha continuato Papa Leone XIV, «ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace». Come pure la libertà religiosa in tutti i Paesi. Da qui il suo invito a «ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale». Senza dimenticare che «occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché – ha aggiunto il pontefice -, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, “nessuna pace è possibile senza un vero disarmo”».

La seconda parola chiave è giustizia. A questo proposito, il Papa ha sottolineato ancora una volta il legame del suo nome con Leone XIII e la Rerum Novarum. «Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo – ha evidenziato Prevost -, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali». In questo senso, «occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali». Secondo il pontefice, «è compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate». E «ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna».

Inoltre, «nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato». Il Papa ha quindi ricordato la sua storia, «quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato», sottolineando che «ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera», ma «la sua dignità rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio». Facendo sempre riferimento alla sua vita «sviluppatasi tra Nord America, Sud America ed Europa», il pontefice ha detto anche che è «rappresentativa» dell’«aspirazione a travalicare i confini per incontrare persone e culture diverse».

Infine, ha indicato la verità come terza parola chiave. «Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche – ha riflettuto Papa Leone XIV – anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità». La Chiesa, ha aggiunto, «non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche a un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione». Tuttavia, ha detto ancora il pontefice, «la verità non è mai disgiunta dalla carità» e «consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra». Sfide, secondo il Papa, «che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti». Infine, ha concluso: «Il mio ministero inizia nel cuore di un anno giubilare, dedicato in modo particolare alla speranza». Una virtù, secondo Prevost, che deve aiutare ogni persona a «costruire, lavorando insieme, ciascuno secondo le proprie sensibilità e responsabilità, un mondo in cui ognuno possa realizzare la propria umanità nella verità, nella giustizia e nella pace». Il pontefice si è augurato che ciò possa «avvenire in tutti i contesti, a partire da quelli più provati come l’Ucraina e la Terra Santa».

Prima del discorso del Papa, le parole introduttive del decano del Corpo diplomatico, Georges Poulides, ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede, che ha ribadito «in maniera forte e decisa» la determinazione di intraprendere con il pontefice, «un cammino di pace e di costruzione di ponti per alleviare le sofferenze del mondo, per fronteggiare le sfide della modernità, per ridurre le conseguenze sempre più devastanti dei cambiamenti climatici, per combattere le diseguaglianze tra persone e popoli che si allargano come ferite aperte, per aiutare gli ultimi, gli indifesi, i dimenticati».

La Santa Sede ha rapporti diplomatici bilaterali con 184 Paesi del mondo, 91 dei quali hanno un’ambasciata a Roma distinta dall’ambasciata presso il Quirinale.

16 maggio 2025