Il Papa: «La vita umana è sempre sacra»

Francesco ha ricevuto in udienza in Vaticano i partecipanti alla XXIV assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita. «Rivolgere lo sguardo alla destinazione ultima»

«In una visione olistica della persona, si tratta di articolare con sempre maggiore chiarezza tutti i collegamenti e le differenze concrete in cui abita l’universale condizione umana e che ci coinvolgono a partire dal nostro corpo». In questo contesto «apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé». Queste le parole di Papa Francesco che questa mattina, 25 giugno, ha ricevuto in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico i partecipanti alla XXIV Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita sul tema «Equal beginnings. But then? A global responsibility», che si terrà fino al prossimo 27 giugno nell’aula Nuova del Sinodo.

Bergoglio ha invita ad «un accurato discernimento delle complesse differenze fondamentali della vita umana: dell’uomo e della donna, della paternità e della maternità, della filiazione e della fraternità, della socialità e anche di tutte le diverse età della vita, di tutte le condizioni difficili e di tutti i passaggi delicati o pericolosi che esigono speciale sapienza etica e coraggiosa resistenza morale: la sessualità e la generazione, la malattia e la vecchiaia, l’insufficienza e la disabilità, la deprivazione e l’esclusione, la violenza e la guerra». Richiamando la sua ultima esortazione apostolica, Gaudete et exsultate, Francesco ha evidenziato che «la difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo.

Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che si dibattono nella miseria e nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto». Durante il suo saluto Francesco ha evidenziato che la bioetica globale ci sollecita «alla saggezza di un profondo e oggettivo discernimento del valore della vita personale e comunitaria, che deve essere custodito e promosso anche nelle condizioni più difficili». Il Pontefice ha quindi avvisato i presenti che «senza l’adeguato sostegno di una prossimità umana responsabile nessuna regolazione puramente giuridica e nessun ausilio tecnico potranno, da soli, garantire condizioni e contesti relazionali corrispondenti alla dignità della persona». Bergoglio ritiene inoltre che la cultura della vita «deve rivolgere più seriamente lo sguardo alla “questione seria” della sua destinazione ultima».

A tal fine è necessario «interrogarsi più a fondo sulla destinazione ultima della vita, capace di restituire dignità e senso al mistero dei suoi affetti più profondi e più sacri. La vita dell’uomo bella da incantare e fragile da morire, rimanda oltre sé stessa: noi siamo infinitamente di più di quello che possiamo fare per noi stessi. La vita dell’uomo, però, è anche incredibilmente tenace, di certo per una misteriosa grazia che viene dall’alto, nell’audacia della sua invocazione di una giustizia e di una vittoria definitiva dell’amore. Ed è persino capace – speranza contro ogni speranza – di sacrificarsi per essa, fino alla fine».

28 giugno 2018