Il Papa: «No a disperazione e clericalismo. Diventare annunciatori di speranza»
Nella mattina del Giovedì Santo la Messa del Crisma, nella basilica di San Pietro, presieduta dal cardinale Calcagno. Nell’omelia di Francesco, il richiamo: «La nostra casa comune e la fraternità umana ci chiamano a scelte di campo»
Tornare alla concretezza, al cuore del messaggio cristiano, all’essenza del ministero sacerdotale. Il popolo di Dio si attende «restituzione, remissione dei debiti, ridistribuzione di responsabilità e di risorse». Abbandonare disperazione e clericalismo e «diventare annunciatori di speranza» perché «il pastore che ama il suo popolo non vive alla ricerca di consenso e approvazione a ogni costo». Ed ecco che il Giubileo diventa, anche per un sacerdote, l’occasione di farsi “pellegrino di speranza”. In particolare nell’Anno Santo, è chiamato a «ricominciare nel segno della conversione».
Nella Messa del Crisma celebrata la mattina di Giovedì Santo i sacerdoti rinnovano le promesse fatte e gli impegni assunti il giorno dell’ordinazione presbiteriale. Per Papa Francesco è stata l’occasione per ribadire che il ministero non è un atto di separazione o di potere, ma un servizio al popolo di Dio. Il testo dell’omelia è stato letto questa mattina, 17 aprile, dal cardinale Domenico Calcagno, presidente emerito dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) che ha presieduto la celebrazione nella basilica di San Pietro, dove domina il bianco dei paramenti.
Bergoglio ricorda che tutto è dono divino e invoca il sacerdozio come ministero di speranza, «una dedizione non gridata, ma radicale e gratuita». Francesco spiega che quando la speranza alberga nel cuore di un sacerdote «è un popolo intero a trovare ristoro non una volta ogni venticinque anni – speriamo! – ma in quella prossimità quotidiana del prete alla sua gente in cui le profezie di giustizia e di pace si adempiono». Il Triduo Pasquale che si apre con la Messa in Coena Domini, osserva il vescovo di Roma, è «il terreno che sostiene saldamente la Chiesa e, in essa, il ministero sacerdotale». Un terreno che deve essere solido e per comprendere questo fondamento è necessario, come ricordava san Charles de Foucauld, tornare a Nazaret per apprendere lo stile di Gesù che nella sinagoga individuò la Parola che maggiormente lo rappresentava.
Da qui un richiamo forte ai 42 cardinali, tra i quali il vicario Baldo Reina, 42 vescovi, tra cui il vicegerente Renato Tarantelli Baccari, 1.800 sacerdoti della diocesi di Roma presenti alla celebrazione, oltre a 2.500 fedeli. «Ognuno di noi ha una Parola da adempiere – afferma Francesco -, un rapporto con la Parola di Dio che viene da lontano. Lo mettiamo a servizio di tutti solo quando la Bibbia rimane la nostra prima casa. Aiutiamo anche altri a trovare le pagine della loro vita: forse gli sposi o chi è nel lutto. C’è una pagina della vocazione, in genere, all’inizio del cammino di ciascuno di noi».
Mentre le Sacre Scritture trasformano, perché «non c’è grazia, non c’è Messia, se le promesse restano promesse», osserva il pontefice, lo Spirito Santo è il protagonista del ministero sacerdotale. «Il popolo ne avverte il soffio quando le parole diventano realtà – scrive il Papa -. I poveri, prima degli altri, e i bambini, gli adolescenti, le donne e anche coloro che nel rapporto con la Chiesa sono stati feriti, hanno il “fiuto” dello Spirito Santo: lo distinguono da altri spiriti mondani, lo riconoscono nella coincidenza in noi tra l’annuncio e la vita».
Nella Messa sono stati benedetti gli oli santi che saranno utilizzati per amministrare i sacramenti. Per primo l’olio degli infermi, usato per l’unzione dei malati, poi l’olio dei catecumeni utilizzato nei battesimi e infine l’olio per il Santo Crisma, misto a profumo, usato per amministrare i battesimi, le cresime, nelle ordinazioni presbiteriali ed episcopali, nelle consacrazioni delle chiese e degli altari. «Sono per la consolazione del popolo di Dio e per la gioia messianica – ha concluso il Papa -. Il campo è il mondo. La nostra casa comune, tanto ferita, e la fraternità umana, così negata, ma incancellabile, ci chiamano a scelte di campo. Il raccolto di Dio è per tutti: un campo vivo, in cui cresce cento volte più di quello che si è seminato».
17 aprile 2025







