Il Papa: «Penso di recarmi a Nicea»
L’anticipazione ai membri della Commissione teologica internazionale, ricevuti in udienza. L’occasione: i 1.700 anni dal primo Concilio ecumenico, «una pietra miliare»
Ricevendo in udienza i membri della Commissione teologica internazionale, questa mattina, 28 novembre, Papa Francesco ha confermato l’intenzione di un viaggio a Nicea il prossimo anno, in occasione dei 1.700 anni dal primo Concilio ecumenico. «Io penso di recarmi lì», ha detto, sottolineando che «questo Concilio costituisce una pietra miliare nel cammino della Chiesa e anche dell’intera umanità, perché la fede in Gesù, Figlio di Dio fatto carne per noi e per la nostra salvezza, è stata formulata e professata come luce che illumina il significato della realtà e il destino di tutta la storia».
Nell’analisi del pontefice, affermando che il Figlio è della stessa sostanza del Padre il Concilio di Nicea mette in luce che «in Gesù possiamo conoscere il volto di Dio e, allo stesso tempo, anche il volto dell’uomo, scoprendoci figli nel Figlio e fratelli tra di noi. Una fraternità, quella radicata in Cristo, che diventa per noi un compito etico fondamentale – ha affermato -. È importante, allora, che abbiate dedicato gran parte di questa Plenaria a lavorare su un documento che vuole illustrare il significato attuale della fede professata a Nicea», l’omaggio ai membri della Commissione teologica internazionale. Questo documento «potrà essere prezioso, nel corso dell’anno giubilare, per nutrire e approfondire la fede dei credenti e, a partire dalla figura di Gesù, offrire anche spunti e riflessioni utili a un nuovo paradigma culturale e sociale, ispirato proprio all’umanità di Cristo».
Per Bergoglio, «in un mondo complesso e spesso polarizzato, tragicamente segnato da conflitti e violenze, l’amore di Dio che si rivela in Cristo e ci viene donato nello Spirito diventa un appello rivolto a tutti, perché impariamo a camminare nella fraternità e a essere costruttori di giustizia e di pace. Solo in questo modo possiamo spargere semi di speranza là dove viviamo», ha aggiunto, consegnando due “imperativi” in vista del Giubileo ormai alle porte: «Rimettere Cristo al centro» e «sviluppare una teologia della sinodalità».
28 novembre 2024

