Il Papa: «Portiamo Gesù ovunque: a Roma, in famiglia, in politica»

Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, Francesco invita all’evangelizzazione «specialmente là dove si annidano povertà, degrado, emarginazione». La Messa con la benedizione dei palli per i nuovi arcivescovi metropoliti

Pietro e Paolo. Due uomini diversi, con storie diverse, temperamenti differenti e ruoli nella Chiesa distinti. Il primo rispose tempestivamente al “seguimi” di Gesù. Paolo non conobbe personalmente Cristo ma lo annunciò divenendo l’apostolo delle genti. Fondamentali per la costituzione della Chiesa, è a loro che bisogna guardare per continuare a «crescere come Chiesa della sequela» e «portare ovunque, con umiltà e gioia, il Signore Gesù: nella città di Roma, nelle famiglie, nelle relazioni e nei quartieri, nella società civile, nella Chiesa, nella politica, nel mondo intero, specialmente là dove si annidano povertà, degrado, emarginazione». Nella solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, Papa Francesco si è soffermato sugli insegnamenti trasmessi dagli apostoli per una «Chiesa che desidera essere discepola» e che «ha bisogno di annunciare come dell’ossigeno per respirare, che non può vivere senza trasmettere l’abbraccio dell’amore di Dio e la gioia del Vangelo».

La celebrazione nella basilica Vaticana ha avuto inizio, come da tradizione, con la benedizione dei palli portati al Papa dai diaconi che li hanno presi dalla confessione dell’apostolo Pietro dove erano stati collocati ai primi vespri della solennità. I paramenti, destinati agli arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’anno, in questo caso 32, sono simbolo di un legame speciale con il Papa. Ad ogni nuovo metropolita il pallio è stato consegnato da Francesco e gli verrà poi imposto dal rappresentante pontificio nella rispettiva sede metropolitana. Sempre da tradizione, alla liturgia ha presenziato una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli guidata da Job Getcha, arcivescovo metropolita di Pissidia, che al termine della Messa ha sostato in preghiera con Bergoglio davanti alla confessione. L’arcivescovo ortodosso era accompagnato da Athenagoras, segretario del Santo Sinodo eparchiale dell’arcidiocesi di America, e dal diacono Kallinikos Chasapis. La delegazione del Patriarcato ecumenico ieri ha anche incontrato il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani mentre questa mattina è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco.

Alla celebrazione hanno partecipato circa 5mila fedeli ai quali Bergoglio ha ricordato le peculiarità delle due «colonne della fede». Pietro insegna che «non basta rispondere con una formula dottrinale impeccabile e nemmeno con un’idea che ci siamo fatti una volta per tutte – ha detto Francesco -. È mettendoci alla sequela del Signore che impariamo ogni giorno a conoscerlo; è diventando suoi discepoli e accogliendo la sua Parola che diventiamo suoi amici e facciamo l’esperienza del suo amore che ci trasforma». Rispondere alla chiamata e diventare discepoli di Cristo, ha avvertito Bergoglio, non può essere rimandato. Bisogna farlo “subito” senza «accampare scuse» alcune delle quali, ha messo in guardia il Papa, «sono travestite di spiritualità, come quando diciamo “non sono degno”, “non sono capace”, “cosa posso fare io?”. Questa è un’astuzia del diavolo che ci ruba la fiducia nella grazia di Dio facendoci credere che tutto dipenda dalle nostre capacità. Distaccarci dalle nostre sicurezze – sicurezze terrene –, subito, e seguire Gesù ogni giorno: ecco la consegna che Pietro ci fa oggi, invitandoci a essere Chiesa-in-sequela».

Passando poi a parlare di Paolo di Tarso, il Pontefice ha rimarcato che «se la risposta di Pietro consiste nella sequela, quella di Paolo è l’annuncio del Vangelo». Il discepolo convertito sulla via di Damasco «ci dice che alla domanda “chi è Gesù per me?” non si risponde con una religiosità intimista che ci lascia tranquilli senza scalfirci con l’inquietudine di portare il Vangelo agli altri – le parole del vescovo di Roma -. L’apostolo ci insegna che cresciamo nella fede e nella conoscenza del mistero di Cristo quanto più siamo suoi annunciatori e testimoni. E questo succede sempre: quando evangelizziamo, restiamo evangelizzati. Questo è necessario anche alla Chiesa oggi: mettere l’annuncio al centro».

Durante la recita dell’Angelus il Papa ha ringraziato la Pro Loco di Roma che per la festa dei santi Patroni ha organizzato l’infiorata storica in piazza San Pietro e in via della Conciliazione. Giunta alla decima edizione, ha ricordato Bergoglio, è stata realizzata dai maestri infioratori. Il tema di quest’anno è stato la pace «e questo ci dice di non stancarci di pregare per la pace – ha ribadito il Papa -, specialmente per il popolo ucraino che è ogni giorno nel mio cuore».

30 giugno 2023